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giovedì , 25 maggio 2017
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Inizia il conto alla rovescia per le rivolte globali

Le rivolte del 2008 e del 2011 non sono accadute per caso. E’ stata la fame a scatenare i popoli, e nei prossimi anni potrebbero verificarsi nuove ondate di rivolte…
La fame sta arrivando…questo è quanto emerge da una ricerca del Complex System Institute che ha evidenziato come uno dei fattori determinanti nello scatenare rivolte e rivoluzioni sia la fame più che l’oppressione e la povertà. Nel 2008 e nel 2011 quando si sono verificate le grandi rivolte di questo XXI secolo, la scintilla è sempre stata una: la fame determinata dal rapido aumento del prezzo degli alimenti e dei beni di prima necessità. Esiste una precisa  soglia per il prezzo mondiale degli alimenti che, quando viene superata, può portare a disordini globali.Il MIT Technology Review ha provato a spiegare il modello di funzionamento del Csi: “La prova viene da due fonti. La prima viene dai dati raccolti dalle Nazioni Unite disposti su un grafico che rappresenta nel tempo i prezzi dei cibi, il cosiddetto indice dei prezzi alimentari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO). La seconda sono le date delle rivolte nel mondo, qualsiasi sia la loro causa.

I punti neri sono i prezzi degli alimenti. Le linee rosse sono le rivolte. Come si vede il rapporto e’ molto stretto. Quando il cibo aumenta troppo, sostanzialmente, si creano le premesse per vere e proprie rivolte di popolo, potenzialmente rivoluzionarie. In altre parole, ogni volta che l’indice dei prezzi degli alimenti delle Nazioni Unite, che misura il cambio mensile dei prezzi in un paniere di beni alimentari, supera i 210 punti, le condizioni sono mature per disordini sociali per il mondo.Per miliardi di abitanti del pianeta terra il cibo copre ben l’80% delle spese giornaliere (15% in Occidente), ed è chiaro che quando i prezzi salgono e le persone non possono più comprarsi da mangiare, scattano le rivolte. Il 13 dicembre 2010 è stato presentato un rapporto governativo che analizzava nel dettaglio le ripercussioni della crisi finanziaria globale, ed è stato evidenziato un grane pericolo di disordini sociali legato proprio all’aumento del prezzo del cibo. Esattamente quattro giorni dopo cominciava la rivolta in Tunisia con il giovane Mohamed Bouazizi che si dava fuoco davanti al municipio dando l’avvio alla Primavera Araba.Oggi l’ indice dei prezzi alimentari si aggira sui 213, già da un po’ di mesi – giusto al di là della soglia identificata. La bassa produzione del mais negli Stati Uniti, il più grande produttore mondiale, ha aiutato a tenere alti i prezzi.Yaneer Bar-Yam, uno degli autori del report, ha detto recentemente ad Al-Jazeera: “La recente siccità nel mid-west degli Stati Uniti minaccia di causare una catastrofe mondiale… Quando le persone non sono più in grado di nutrire se stesse e le proprie famiglie, avvengono disordini sociali diffusi. Siamo vicini ad un’ altra crisi, la terza in cinque anni, e probabilmente la peggiore, in grado di causare nuove rivolte per il cibo e tumulti come per la Primavera Araba.” 

Secondo il Csi la soglia limite del prezzo del cibo potrebbe essere superata nei prossimi mesi, con conseguenze imprevedibili. Anche prima che gli eventi climatici estremi hanno fatto balzare i prezzi quest’ anno, nel loro report del 2011 predissero che la prossima grande breccia sarebbe avvenuta ad agosto 2013, seguita dal rischio di disordini in tutto il mondo. Quindi, se il trend continua, potrebbe mancare meno di un anno ad un vulcano di rivolte mondiali. Insomma secondo questi teorici se non ci fosse stata una crisi alimentare non ci sarebbe stata nessuna Primavera Araba. Visto e considerato che i cambiamenti climatici portano verso una cronicizzazione del problema, e che entro i prossimi vent’anni il prezzo del mais potrebbe raddoppiare, si può predire con una certa certezza che il futuro del pianeta Terra sarà piuttosto turbolento. La fame sta arrivando, e così anche le rivolte.

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