Intervista a Cesare Procaccini (Pdci): “Scioglimento simultaneo di Pdci e Prc per la formazione di un'unica struttura comunista”Tribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Intervista a Cesare Procaccini (Pdci): “Scioglimento simultaneo di Pdci e Prc per la formazione di un’unica struttura comunista”

Dopo il congresso di Chianciano, il Pdci ha un nuovo segretario: non più Oliviero Diliberto, dimessosi dopo l’ennesima sconfitta elettorale della sinistra tutta, ma Cesare Procaccini. Non si conosce molto del nuovo segretario comunista, per la verità e, in tal senso, il web aiuta poco.

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Fonte: L’Indro.

Solo il sito istituzionale del Pdci aiuta a tracciare un profilo più o meno completo di Procaccini: “sessanta anni, marchigiano, operaio metalmeccanico. Il nuovo segretario è stato fra i fondatori del Pdci e ha ricoperto per tre legislature l’incarico di consigliere nella Regione Marche. Inoltre Procaccini per 10 anni è stato segretario regionale del Pdci delle Marche”. Ex-metalmeccanico, dunque, voce calma ma decisa, è stato raggiunto da ‘L’indro’ ed ha spiegato come intende portare avanti il suo impegnativo incarico. Si dice pronto allo scioglimento, ma solo se simultaneo, di Comunisti Italiani e Rifondazione per arrivare ad un’unica struttura comunista, auspicando che il 2014 sia l’anno del congresso fondativo di tale organizzazione. Nessuno, fino ad ora, aveva parlato di scioglimento, neanche il dimissionario Diliberto, raggiunto anch’egli da ’L'Indro’ poco prima dello svolgimento del congresso. Ora, Procaccini, aspetta l’esito del congresso di Rifondazione, guardando «con rispetto» ad esso.

Di unica struttura comunista e di congressi, di Pd e larghe intese, di nuovi incarichi e scioglimenti, di Pci e di scissioni, ne parla Cesare Procaccini, segretario del Pdci, a ’L'Indro’.

Cesare Procaccini, lei è neo segretario del Pdci dopo un posto tenuto stabilmente, dalla nascita del partito fino ad ora, da Oliviero Diliberto.  Sente di assumersi una responsabilità importante?

Beh, è un’eredità pesante: sostituire Diliberto è sempre una grande responsabilità. Tuttavia, questa responsabilità la assumo proprio su proposta di Oliviero Diliberto e questo è un fatto positivo: anche perché, comunque sia, il compagno Oliviero continuerà ad essere un dirigente del partito a tutti gli effetti.

Il congresso straordinario del partito ha visto un rinnovamento della segreteria. Questo fattore può portare al superamento della condizione di “separati-in-casa”, se così si può dire, con Rifondazione?

Noi, da due congressi a questa parte, abbiamo fatto delle proposte precise al Partito della Rifondazione Comunista, ovvero, quella di riunificare i due partiti.
E quindi ora aspettiamo il loro congresso, che si terrà entro l’anno, da cui speriamo di avere una risposta risposta positiva e guardiamo con rispetto quel congresso perché Rifondazione è un soggetto significativo che può costruire insieme a noi un’unità.Perché se guardiamo la necessità di un’unità più vasta a sinistra, non possiamo evocarla semplicemente, se i comunisti sono divisi.

Anche perché per questo processo è necessaria un’ampia discussione…

Ma guardi, noi siamo disponibili ad uno scioglimento simultaneo dei due partiti per arrivare a crearne uno solo.

Scioglimento simultaneo? Mi sta dando una notizia non da poco…

Esattamente, noi siamo a disposizione.

Quindi il Pdci si metterà a disposizione per il superamento di se stesso per arrivare all’unione con Rifondazione Comunista in un’unica struttura?

Sì, ma: s-i-m-u-l-t-a-n-e-o perché la cosa è credibile se contestuale, altrimenti non solo non ci sciogliamo, ma va a finire che lavoriamo per affossare il Pdci.
Noi siamo disponibili e chiediamo a Rifondazione che il 2014 sia l’anno decisivo per il congresso fondativo di un unico partito comunista.Poi, è chiaro che queste sono proposte che hanno bisogno di una discussione anche da parte di Rifondazione, che ha culture diverse al suo interno, tuttavia penso che il tempo sia maturo per dare vita ad un unico partito comunista. Altrimenti il rischio è quello di una marginalità che continua e che non sarebbe utile per rappresentare il mondo del lavoro. Quindi, senza forzature, vincitori e vinti, si deve fare un unico partito comunista, secondo me.

Rapporti col pd: a causa del sostegno di Diliberto a Nichi Vendola, nelle elezioni primarie del centrosinistra, la Federazione della Snistra non esiste più…

Ma, guardi, per la verità la fine – chiamiamola così – della Fds, è iniziata prima: ad agosto dell’anno precedente alla rottura, Ferrero, durante la presentazione del suo libro, chiuse le porte al Pd senza un passaggio nella Fds, quindi non è che la causa della rottura sia stato l’appoggio alle primarie del Pd. Noi abbiamo fatto un discorso: abbiamo valutato che, siccome nella nostra concezione di attuazione della Costituzione e della rappresentanza del mondo del lavoro, i comunisti da soli non sono autosufficienti.
Se avessimo detto il contrario, per la verità, qualcuno ci avrebbe preso per matti. Quindi abbiamo appoggiato Nichi Vendola, in primo luogo, che per noi era quello più di sinistra nel contesto del centrosinistra; al secondo turno, in seguito, abbiamo appoggiato Pierluigi Bersani perché nello scontro con Berlusconi e il berlusconismo vedevamo nell’alleanza di centrosinistra rinnovata, una possibilità di portare le nostre istanze nelle istituzioni e nel Parlamento.Questo non è avvenuto perché il Pd è stato arrogante e miope.Arrogante perché ha chiuso all’alleanza con i comunisti, e in questo aiutato anche da Vendola, per la verità; miope perché pensava che il vento in poppa delle primarie sarebbe proseguito fino alle elezioni, e invece così non è stato: il Pd ha perso tanti voti come il Pdl ma quest’ultimo ha potuto recuperarne altrettanti. E se non fosse stato per la legge elettorale, ci si sarebbe trovati di fronte ad un pareggio tra centrodestra e centrosinistra anche alla Camera dei Deputati.E allora il Pd, dicevo, è stato arrogante e miope, soprattutto al discorso intorno alle alleanze e ha fatto il contrario di ciò che ha realizzato Silvio Berlusconi che, da questo punto vista, è stato un genio: ha raggruppato liste, partiti e partitini e mettendone insieme 12, ognuno portando un po’ di sé alla causa berlusconiana. Il Pd, anziché aprire, ha chiuso, e si è ritrovato a governare con BerlusconiE non mi pare sia stata una gran pensata, ecco.Adesso, poi, abbiamo fatto una riflessione, che è un po’ l’anima del dibattito del congresso, e cioè che noi vogliamo sì le alleanze – perché da soli, come detto prima, non siamo autosufficienti- ma evitando scorciatoie, sulla base di un programma che metta in discussione le forze che vogliano rappresentare e difendere i diritti del mondo del lavoro.

C’è margine di discussione anche col Pd?

Il Pd è un partito complesso: al suo interno vi sono diverse anime, diverse componenti.Tuttavia, c’è una parte significativa del popolo Pd che si ritiene comunista e non realizza ancora minimamente che il loro partito stia governando con Berlusconi!Quindi, a partire da essi fino ad arrivare all’elettorato dei delusi dalla politica, secondo me, hanno bisogno di avere una rappresentanza politica. Valuteremo: non è che si può dire no o si al Pd a prescindere, lo valuteremo, appunto, attraverso le nostre proposte e vedremo se nel Pd è maturata una riflessione diversa da quella che ha visto i democratici sconfitti per ben due volte, prima con Veltroni e poi con Bersani.
Anche perché questa pulsione maggioritaria e di autosufficienza ha portato Berlusconi, di nuovo, a governare.

In realtà, avendo introdotto il tema Pd e a possibili margini di trattativa, facevo riferimento a quali trattative, appunto, ci potessero essere con un partito che propugna la modifica della Carta Costituzione in senso presidenzialista, caldeggiando una modifica dell’articolo 138...

Ma certo: il fatto è che anche il Pd andrà al congresso, ed è chiaro che, se dalla loro discussione dovesse uscire un dibattito a favore del presidenzialismo, a favore di una modifica della Costituzione non ci sarà margine di trattativa.Però nel Pd non tutti la pensano allo stesso modo: noi dobbiamo avere la grande forza di lavorare, in primo luogo, ad una unità sociale con tutti coloro che vogliono l’acqua pubblica, con quelli che non vogliono l’Italia presidenzialista per modificare anche gli attuali equilibri tra forze politiche;  anche perché, ora come ora, è chiaro che col Pd non c’è margine di trattativa, dal momento che governa con Berlusconi.Però l’unità è un processo e, giacché siamo leninistila lotta per il socialismo ha bisogno anche di opportune alleanze. Non è una cosa da poco e poi si rientra anche nel cretinismo, come diceva Lenin e, dico anzi, c’è un doppio cretinismo: il primo è di quelli che dicono “parlamento mai”;  il secondo è proprio di quelli che vorrebbero rientrare a tutti i costi nell’Istituzione, anche a costo di sacrificare il proprio partito, farsi eleggere con altre liste e simboli pur di farcela. E poi, intanto, il parlamento è il luogo nato dalla Costituzione nata dalla Resistenza, del conflitto, della mediazione e delle grandi conquiste, di Longo, Togliatti e Berlinguer.Il punto, però, non è quello di rientrarci a tutti i costi pur facendosi eleggere da un altro partito: questo mai!D’altra parte è totalmente sbagliato anche dire il contrario, ovvero, “mai in parlamento” perché ci siamo stati abbastanza tempo fuori e abbiamo visto com’è andata a finire.

Lei viene dal Pci, secondo lei da cosa è derivata la cosiddetta diaspora comunista italiana che ad un certo punto scindeva per unire?

La diaspora comunista è derivata dalla fine del Pci che ha avuto tempi più lunghi, ma che ha avuto l’epilogo dopo la fine dell’URSS e del sistema creato attorno ad essa.
La classe dirigente del Pci di allora non ha saputo reggere quel dramma di allora e pensava che sciogliere il partito potesse essere una legittimazione, un mondarsi dalla sua origine per essere legittimato al governo del Paese.Questo è stato sbagliato, perché gli eredi non solo non hanno fatto un partito socialdemocratico come era nelle attese di chi voleva lo scioglimento del Pci, ma addirittura un partito talmente composito che si ritrova, ora, a governare con le destre e con Berlusconi.
E su scala internazionale, chi pensava che con l’Europa s’affermasse la democrazia e la pace si era sbagliato, perché si sono affermate nuove e peggiori dittature e, nessuno se lo ricorda più, c’è stata anche una guerra in Jugoslavia che ha provocato morti e pulizia etnica.
Allora, chi dirige un grande partito, deve avere la funzione di scompaginare e saper prevedere, un minimo, le decisioni e le ricadute stesse che esso dovrà prendere.
La fine del Pci è stata un disastro: dall’89 in poi, tutte le conquiste che sono state acquisite non ce le troviamo più.
C’è stato un errore anche nostro, di quando eravamo insieme in Rifondazioneviaggiavamo a due cifre e la teoria della svolta della rottura, non ha fatto cadere solo un governo, che di per sé potrebbe significare poco, ha fatto cadere la possibilità della costruzione di un partito di massa.
E allora, la possibilità, c’era.

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