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venerdì , 18 agosto 2017
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Intervista a Diego Sabbi, un medico.

Qualche giorno fa abbiamo letto su “La Stampa” la bella storia di un medico di base di Alessandria, Diego Sabbi, che aveva raccontato al quotidiano torinese la sua decisione di mettersi a disposizione per curare anche persone senza documenti o invisibili. Per questo abbiamo deciso di fargli qualche domanda…

Abbiamo letto della sua lodevole iniziativa di assicurare cure mediche a chiunque, anche alle persone sprovviste dai documenti. Può dirci cosa l’ha portata a prendere questa decisione?

 Chi compie il tragitto lungo  ( a volte anche un po’ noioso ) che porta ad essere medico, molto spesso ha una cosiddetta personalità helper. 
In questo periodo storico, il livello della preparazione dei medici di famiglia e la loro spinta a soddisfare dei bisogni, si scontrano con una burocrazia ottusa, onnipresente e molto potente che vanifica il loro lavoro Spesso noi medici, soprattutto nel livello delle cure primarie, siamo costretti ad appiattirci su posizioni di disease mongering o su linee guida prodotte con palesi conflitti di interessi e che lo Stato mai rimette in discussione. Quando mai abbiamo visto il nostro ministero della salute agire con un’autonoma ( e doverosa ) attività di controllo e messa in discussione del mercato sanitario ? Scusate la lunghezza del preambolo, ma è in questo contesto che nasce l’apertura del mio ambulatorio: da una parte la voglia di dare aiuto, se possibile a chi malato ed in difficoltà manca della normale rete sociale e dei normali diritti ; dall’altra, lo dico onestamente, la voglia di riappropriarsi di momenti di cura “veri”.  Con l’apertura dell’ambulatorio spero inoltre di offrire un punto di ascolto e di reale accesso a livello sanitario ma anche burococratico-amministrativo per i malcapitati che si trovano in situazione di irregolarità magari per slittamento di norme o lungaggini della pubblica amministrazione. Solo aprendo l’ambulatorio credo sia possibile intercettare e far emergere la situazione reale degli immigrati irregolari o con problemi sanitari di difficile gestione che altrimenti non sapremo mai. (Per approfondire vai qui).
Come ha reagito la comunità a questa manifestazione di solidarietà?
La comunità ha reagito direi bene anche se un 30% esprime in modo anche colorito la sua contrarietà ( per la palese contraddizioni con la legge, per la spesa,per franco atteggiamento xenofobo ) La cosa divertente è che avendo io utilizzato inizialmente un social la cosa è diventata virale e quindi ho avuto attestati di stima dal Centro Italia, dall’Argentina, dalla Turchia …A riprova di quanto il sistema sanitario sottoutilizzi la spinta etica dei suoi dipendenti, mi hanno offerto la loro collaborazione :
Un medico anestesista esperto in terapia del dolore,  Un impiegata amministrativa,  Due medici di Guardia Medica, Un medico neolaureato, Un mio collega medico di famiglia in un paese vicino, Una fisioterapista, Una fisioterapista pediatrica.
Pensa che una iniziativa come la sua possa essere esportata anche altrove?
Penso che al situazione della sanità italiana sia simile in tutte le aree del paese Non dimentichiamo che Emergency ha aperto ambulatori anche in Italia !
I suoi colleghi condividono questa sua scelta oppure si sente un caso isolato?
Non credo di esser un caso isolato ma penso ci siano molti che rispondono a questo motto che utilizzava spesso l’assessore piemontese alla sanità Valpreda :
I medici di famiglia si dividono così : il 20% è uno sperimentatore o un antagonista e si ribella e si lancia in avanti sempre Questi aderiscono a progetti con entusiasmo Un’altro 30% è composto da soggetti irrigiditi sulle loro posizioni o menefreghisti o qualunquisti che nessun progetto riuscirà mai a catturare I restanti sono in mezzo e prima di schierarsi aspettano di vedere chi vince.
Secondo lei cosa potrebbero fare le autorità a costi contenuti per migliorare fattivamente la situazione di queste persone?
Penso che il sistema ( più sopra nel link i colleghi anglosassoni lo dicono bene ) sia irrigidito da eccessiva burocrazia e le valutazioni economiche che si fanno siano sempre sul breve periodo. Forse ci sarebbe bisogno di una visione complessiva e di lungo periodo. Non si trattiene un onda con le mani così come non si fermano migranti con leggi, l’indifferenza o durezza…

“Dovete capire
che nessuno mette i suoi figli su una barca
a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”

Warsan Shire poetessa britannica di origine somala

Dr Diego Sabbi MD
Arquata Scrivia

Photo Credithttp://szegedma.hu/hir/szeged/2015/08/migransok-szazai-ozonlenek-roszkerol-szegedre.html

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