Intervista a Marco Rizzo: "Battersi contro la gabbia europea" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 22 maggio 2017
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Intervista a Marco Rizzo: “Battersi contro la gabbia europea”

Intervista a Marco Rizzo: “Battersi contro la gabbia europea”

Abbiamo fatto alcune domande sulla situazione politica a Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista recentemente candidatosi alle Comunali di Torino, sia sulla situazione del capoluogo piemontese, sia sul quadro politico più ampio del Paese. Rizzo ha ricordato come per opporsi al processo di de-industrializzazione sia necessario lottare contro la “gabbia europea” .

Lei ha scelto di candidarsi per le Comunali di Torino con il suo Partito Comunista sfidando Fassino da sinistra. Torino è da sempre una città “laboratorio” per l’Italia soprattutto dal punto di vista politico, è d’accordo?

Torino è sempre stata la città italiana che ha determinato le sorti del movimento operaio italiano. Sin dalla nascita del Partito Comunista con l’Ordine Nuovo di Antonio Gramsci nel 1921. Poi durante gli anni bui del fascismo ed ancora con la Resistenza, che ha trasformato Torino in un avamposto della Lotta di Liberazione in Italia. Ancora nel 1989, dopo la svolta della Bolognina, con lo scioglimento del PCI voluto da Achille Occhetto, Torino e’ stata alla testa del movimento per rifondare il Comunismo in Italia. Oggi quindi la parola “laboratorio” ritorna ad essere attuale proprio con la nostra scelta di partire nuovamente da Torino per ricostruire il Partito Comunista in Italia.

A Torino tutti parlano di una città più bella, piena di turisti e di arte, eppure a noi sembra che ci sia dello sporco sotto il tappeto. Come pensa di occuparsi del problema del lavoro in città dopo la de-industrializzazione degli ultimi anni?

Questa domanda è molto utile per svelare l’inganno di chi parla di Torino, ed anche dell’Italia, come nuove Disneyland per turisti. E’chiaro che al mondo non esiste un paese con tante risorse culturali, storiche e ambientetali come il nostro, ma è altrettanto risaputo che il turismo non ha mai superato più del 12-13% del Pil di un paese. Laddove e’ successo, come in Spagna, ha prodotto grattacieli vuoti e cattedrali nel deserto. Oggi il turismo rappresenta una parte ancora sottovalutata dell’economia italiana, ma da qui ad affermare che può diventare sostitutivo dell’industria manifatturiera e’ cosa folle ed ingannatrice. Non esiste al mondo un paese collocato nella parte alta della classifica economica, che non abbia, ad esempio, almeno un’industria automobilistica. Così è per gli USA, il Giappone, la Gran Bretagna, la Germania e la Francia. Purtroppo per l’Italia e Torino non si può dire più la stessa cosa, perché la Fiat dopo aver incassato finanziamenti pubblici dallo stato italiano per almeno tre volte il suo valore, con Marchionne, ha di fatto chiuso la sua storia in questa città ed in questo Paese. Il processo di deindustrializzazione fa parte del piano con cui le classi dirigenti dell’Europa vogliono ridurre il nostro popolo dentro un’area periferica maggiormente sfruttata. Ed è per questo che l’unica politica di contrasto e di prospettiva è quella di battersi contro la gabbia europea.

Un conto sono le elezioni locali, un conto la politica nazionale. Il suo progetto a livello nazionale quali obiettivi a medio o lungo termine si pone?

Le elezioni locali,sotto il giogo dell’Unione Europea, vedono i sindaci trasformati in “kapo’ fiscali” che hanno il solo compito di far quadrare il bilancio contro il popolo e lo stesso interesse generale della Città. Risulta quindi chiara la connessione tra la politica locale e quella nazionale, entrambe ridotte ad un ruolo subalterno dei poteri forti del capitalismo. Si tratta quindi di rompere questa gabbia proponendo un sistema economico, sociale e politico alternativo. Lo strumento e’ la costruzione del Partito Comunista, il fine ultimo è attribuire ai lavoratori, cioè  a chi produce la ricchezza reale del paese, il potere di decidere cosa produrre, quanto, dove e come. In una parola semplice: il Socialismo.

Se lei dovesse ottenere un buon risultato alle elezioni di Torino, come cambierebbe materialmente la vita dei torinesi?

Le prime cose da fare sarebbero in ordine: la rottura del ‘patto di stabilita’ (per avere le risorse destinate al cambiamento e alla totale ‘occupazione’), la nazionalizzazione e l’esproprio di banche e grandi aziende, da dare in gestione ai lavoratori con lo scopo di risollevare e rivoluzionare l’economia, ad esempio con la costruzione di mezzi pubblici e di piccole auto elettriche per rispettare l’ambiente e rendere uguale e vivibile la mobilità. L’esproprio di tutte le case sfitte delle grandi società immobiliari per risolvere definitivamente il problema della casa, tranquillizzando i proprietari delle seconde case che sarebbero esentati dal provvedimento. Queste i primi tre punti del nostro programma teso a rivoluzionare la Città e l’intero Paese.

Negli ultimi vent’anni tutto ciò che riguarda il comunismo o il socialismo è stato messo all’indice. Come pensa che sia possibile rompere questa sorta di esilio dagli organi della cultura e dei media?

Proprio per aggirare il boicottaggio generale dei media nei confronti dell’argomento ‘comunismo’ (salvo la sequela di disparate falsita’) i Comunisti, quelli veri e non fucsia, tornano in campo. Useremo anche le elezioni per far conoscere il nostro proggetto e non commetteremo piu’ l’errore (degli ultimi anni) in cui sembrava che il vero obiettivo per quelli che si definavano ‘comunisti’ fosse solo quello di ‘andare alle elezioni’, magari in spregio alla ‘falce e martello’ in favore di ‘arcobaleni’ liste ingroia, tsipras e quant’altro. Ora ‘la musica è cambiata’ torna il Partito Comunista, che sarà presente a Torino col segretario generale, a Milano, Roma e Napoli.

Il Tribuno del Popolo

 

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