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giovedì , 19 gennaio 2017
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Intervista a un rifugiato: “Non ho scelto di venire io in Italia”

Per aiutare a comprendere che cosa voglia dire essere un “migrante” e un rifugiato lontano da casa propria abbiamo fatto qualche domanda a uno di loro per aiutare i lettori a capire quello che prova un essere umano in quelle condizioni. Si tratta di un ragazzo che già in passato ci ha raccontato la sua storia… 

Puoi raccontare agli italiani le difficoltà che si affrontano a partire per l’Europa?

Nel 2011 quando sono arrivato in Italia la situazione politica era molto delicata. Già nel 2009 ero scappato dal Sudan a causa della guerra e mi sono rifugiato in Libia. Poi nel 2011 in Libia sono iniziati i bombardamenti contro il regime di Gheddafi. Gli africani rifugiati in Libia sono stati delle vittime di violenze da parte di entrambe le parti. Da una parte l’esercito regolare tentava di reclutarli forzatamente per combattere i ribelli, e dall’altra i ribelli li consideravano complici dell’esercito. A quel tempo il rischio principale era quello di perdere la vita a causa della guerra. Lasciare la Libia era l’unico modo per tentare di salvare la vita, assumendosi il rischio e il pericolo di viaggiare verso le coste dell’Italia con imbarcazioni di fortuna.

Quanto e cosa vi offre esattamente lo Stato in Italia?

Lo Stato Italiano appena arrivati ci ha offerto i centri di accoglienza. Per prima cosa ci hanno offerto vitto, alloggio, servizi igienici, assistenza medica e corsi di lingua italiana. Poi ci han dato ogni giorno un piccolo  buono spesa per comprare sigarette, ricariche telefoniche etc.. Tutto questo finché non abbiamo ottenuto i documenti del permesso di soggiorno. Una volta ottenuto il permesso siamo  stati obbligati a lasciare il centro e  a provvedere in maniera autonoma e senza ulteriori aiuti a trovare lavoro, casa, assistenza medica, ecc.

Come vi trovate in Italia?

Attualmente mi sento di vivere in un paese che e’ in pace, dove non c’è guerra. Ma ci sono altre difficoltà, ad esempio a trovare lavoro o a integrarsi nella società.

Voi tornereste a casa vostra se vi fossero le condizioni? 

Si! Tornerei anche subito nel mio paese. Non ho scelto io di venire in Italia, sono stato obbligato a lasciare il mio paese a causa della guerra. Altrimenti avrei vissuto nel mio paese e nella mia casa.

Quante bugie si raccontano sull’immigrazione? 

Si dicono tante cose non vere sugli immigrati sopratutto perché non si conoscono bene i fatti. C’è molta ignoranza sul tema dell’immigrazione, motivo per cui si dicono anche tante bugie.

In futuro faremo altre domande a questo ragazzo in modo da poter aiutare a superare lo scoglio dell’ignoranza e aiutare i lettori a comprendere che cosa voglia dire abbandonare il proprio Paese per paura della propria sicurezza personale. E’ importante comprendere come molto spesso si tratti di ragazzi che vorrebbero tornare davvero a casa qualora fossero sicuri della propria incolumità fisica e mentale, ma questo purtroppo a causa della situazione di politica interna nei loro paesi natali spesso non è possibile.

@Gb

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