Intervista ad Antonio Ingroia: "La questione morale è il nostro faro, e il lavoro viene prima di tutto" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Intervista ad Antonio Ingroia: “La questione morale è il nostro faro, e il lavoro viene prima di tutto”

Il candidato premier di Rivoluzione Civile risponde alle nostre domande (di Young). “Il voto utile del Pd non mi spaventa. Beppe Grillo? Non basta la protesta, serve cultura di governo”.

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Fonte: Young

Antonio Ingroia, siamo quasi alla fine della campagna elettorale. Come le è sembrata finora?

Non un grandissimo spettacolo. E’ stata una campagna dai toni aggressivi, dominata dal politichese e lontana dai problemi del Paese. Come al solito Berlusconi ha dettato l’agenda con “uscite shock” e non con proposte shock, come le ha definite. Quelle sono le solite barzellette alla Berlusconi vendute a mezzo stampa dimenticando completamente il rispetto per l’intelligenza deli italiani. Noi siamo riusciti a parlare dei temi veri, quelli che interessano ai cittadini. Purtroppo, però, oscurati dalla gran parte dei media.

Bersani contro di voi lancia appelli al voto utile. La preoccupa?

Assolutamente no, però mi piace ribadire che il voto deve essere utile per i cittadini e non per i partiti. Il voto e’ l’unica arma rimasta nelle mani dei cittadini. Stiamo ai fatti: i parlamentari del Pd eletti con il voto utile hanno tradito il patto con gli elettori: manomissione dell’articolo 18 e sacrificio di esodati e pensionati. Ci hanno fatto credere che per combattere la crisi debbano stringere la cinghia i soliti noti. Mi pare abbastanza per non fidarsi più e capire cosa vuol dire “voto utile” per il Partito Democratico.

In un momento di crisi, è normale che i sacrifici siano distribuiti…

L’Italia ha una grande ricchezza, una ricchezza nascosta e sommersa che noi vogliamo far riemergere. E’ ora di dichiarare guerra ai grandi evasori, ai corruttori, ai mafiosi per rimettere i soldi nelle tasche degli italiani. Per questo la nostra prima proposta, dettagliata e strutturata, la Ingroia-La Torre, propone di istituire un Alto commissariato impegnato nell’aggressione e recupero dei capitali illeciti di mafiosi, corruttori e grandi evasori. Le categorie che devono pagare quel che non hanno pagato negli anni, liberi di sottrarsi ai controlli e di pesare sui cittadini onesti che le tasse le hanno sempre pagate. E’ giunta l’ora.

Il magistrato che entra in politica….

L’elettorato passivo è un diritto di tutti. Purtroppo nel nostro Paese fa più rumore un magistrato in politica che un imputato a Palazzo Chigi.

Lei pensa che tra Monti e Bersani ci sia già l’accordo?

Certo, lo ripetono un giorno si e l’altro pure, con buona pace di Vendola: accusano me per fare demagogia ma chi sostiene la destra sono loro, che a Monti hanno garantito il sostegno e ora l’abbraccio. La destra di Monti si presenta meglio di quella di Berlusconi, ma sempre destra è. Loro ci raccontano che la crisi viene dalla finanza. Noi pensiamo invece che tra i fattori scatenanti vi sia stato il progressivo impoverimento delle classi sociali più deboli. Per questo serve una redistribuzione economica. Cominciamo dalla patrimoniale graduale sulle grandi ricchezze per creare un po’ di lavoro. Un altro tema, questo, assente dalla campagna elettorale, nonostante i dati sulla disoccupazione. Questo sarà un impegno di Rivoluzione Civile per i prossimi cinque anni.

Non le sembra di esagerare nel definirsi l’unica vera sinistra?

Io sto ai fatti. Nel dibattito per le primarie del centrosinistra c’è stata la corsa a citare nel proprio Pantheon i cardinali e i Papi. Lo sfidante di Bersani era il paladino del neoliberismo Renzi, il cui consigliere economico Zingales ha dichiarato che in America avrebbe votato per Romney.

Invece chi c’è nel Pantheon di Antonio Ingroia?

Enrico Berlinguer e la questione morale, il nostro faro. Non si tratta di nostalgia, quanto più di attualità del suo messaggio. La questione morale è la questione centrale da cui far ripartire questo Paese. Noi siamo convinti che vada affrontata con misure straordinarie. Anche per contrastare il pensiero unico secondo cui gli investitori non vengono in Italia perché i lavoratori sono tutelati. Il problema è che sanno che oltre alle tasse già alte dovranno pagare il prezzo della corruzione e affidarsi ad una giustizia lenta.

Lei però come prima proposta vuole lanciare il conflitto di interessi..

Certo, perché archiviata la stagione berlusconiana dobbiamo gridare al Paese e al mondo che non accadrà mai più nulla di simile.

Anche Bersani dice che lo farà…

Certo, ma non è credibile. Perche’ non lo ha gia’ fatto? Sono vent’anni che il popolo di sinistra aspetta la legge sul conflitto di interessi da questa classe dirigente. C’è gente che intanto ha messo su famiglia e ha già i figli grandi…

Non ce la fa proprio a non attaccare il Pd..

Io sono uomo del confronto, ma penso che dopo questo ventennio vi siano due alternative. Dopo il populismo maleducato di Berlusconi, si può cambiare rotta dando potere ai senza potere, redistribuendo le ricchezze e i diritti per contrastare la crisi. Oppure si può passare dalla padella alla brace, con un educatissimo governo delle banche, più presentabile ma non meno pericoloso. I corrotti di Finmeccanica e Monte dei Paschi si vestono eleganti ma mettono le mani nelle tasche degli italiani molto più dei ladri di polli.

Va bene, Ingroia, ma chi glielo ha fatto fare. Non poteva rimanere a combattere la sua battaglia da magistrato?

In un Paese normale io sarei rimasto a fare il magistrato. Ma questo è un Paese che ha bisogno di verità e di giustizia sociale. Noi andremo a Roma per puntare il dito contro i responsabili del disastro.

Sembrano parole di Beppe Grillo…

Il Grillo da campagna elettorale non mi piace. Noi, come lui, mandiamo avanti i non professionisti della politica, che però sono già stati protagonisti delle battaglie più importanti che ci sono da fare, ognuno con la sua competenza specifica. Una sorta di marchio di garanzia. Mi sembra invece che il programma del M5s sia incompleto e ora Grillo, per racimolare voti, attacca la magistratura come fa Berlusconi. A noi, invece, non interessa partecipare alla gara a chi la spara più grossa. Serve una rivoluzione culturale che ristabilisca una cultura di governo. Altrimenti questo Paese non si cambia.

Lorenzo Mauro

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