Inverno a Gaza: ovvero storia di una prigione allagataTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Inverno a Gaza: ovvero storia di una prigione allagata

Inverno a Gaza: ovvero storia di una prigione allagata

 Un’area senza vie d’uscita, senza comunicazioni con l’esterno, senza strade e senza tunnel, circondata da muri e posti di blocco non è altro che una prigione a cielo aperto. E’ la descrizione della Striscia di Gaza oggi. A peggiorare la situazione le incessanti piogge che hanno inondato le strade.

Fonte: Oltremedianews

La “normale” situazione nella Striscia di Gaza è una vita senza acqua potabile, senza energia elettrica (fornita in media per 4 ore al giorno), scarso cibo e dove i medicinali stanno per finire. A questo va aggiunto l’inverno con le strade allagate e i campi dei rifugiati inaccessibili. Una popolazione ridotta allo stremo, conseguenza della perdita della ragione e del senso di civiltà. La comunità internazionale che fa da spettatrice, o meglio che chiude gli occhi e fa finta di nulla. Israeleche continua la politica del più forte.

temporali hanno causato enormi danni alle case e alle persone. Il portavoce del ministero della Salute, al-Qadra, ha dichiarato, in un comunicato stampa diffuso da Quds Press, che sono 32 le persone rimaste ferite a causa del maltempo. Gran parte dei feriti si trova nel sud della Striscia di Gaza, dove gli ospedali sono pochi ed equipaggiati malissimo. Il ministero dell’Interno ha dichiarato lo stato di emergenza e le scuole sono state chiuse.

A Gaza e nei villaggi vicini ogni giorno si sopravvive. Si sopravvive nel freddo e nella solitudine, alla ricerca di cibo e medicinali che è sempre più difficile trovare. Gaza non può essere autosufficiente perché non ha i mezzi per esserlo, perciò è fondamentale lo scambio di merci. Impedire l’entrata di aiuti e di personale specializzato significa condannare una popolazione intera. Questo Israele lo sa, è il suo modo per ribadire la propria forza.

Molte famiglie qui vivono esclusivamente di pesca e di agricoltura. Entrambe queste attività vengono ostacolate ogni giorno. Le navi da guerra israeliane, che entrano quotidianamente nelle acque territoriali palestinesi, impediscono loro di pescare. Gli spari sulle barche sono all’ordine del giorno così come gli arresti senza motivo. Il 13 novembre la marina militare israeliana è arrivata fino al porto di Gaza, infrangendo tutte le norme di diritto internazionale. Ma non è una novità, come sempre laddove inizia la questione palestinese muore il diritto internazionale.

Federica Bani
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