Iran. Si presenta il moderato RohaniTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Iran. Si presenta il moderato Rohani

La vittoria di Rohani in Iran è la vittoria della moderazione sull’estremismo. Ma a Teheran non c’era una turpe dittatura? L’iran impartisce una lezione di “democrazia” all’Occidente.

Ci hanno raccontato che Teheran fosse la capitale dell’intolleranza e del potere assoluto, ci hanno raccontato che in Iran non esiste la libertà, a differenza che in Occidente, non esiste la “democrazia”. Gli occhi di tutti si sono spostati sulla Repubblica Islamica dove, negli scorsi giorni, si sono tenute le elezioni presidenziali, e nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo sulla possibile vittoria di Hassa Rohani, il candidato moderato che invece ha celebrato la vittoria nelle elezioni presidenziali in Iran, e il prossimo agosto prenderà il posto di Mahmoud Ahmadinejad. Proprio Rohani ieri è andato in tv per ringraziare i suoi sostenitori e impegnarsi a rispettare il welfare, l’orgoglio e gli interessi della nazione. Forte dei 18,6 milioni di vori raccolti e del grande distacco dal secondo (il sindaco di Teheran con circa 6 milioni), Rohani secondo diversi osservatori più che un riformista sarebbe un moderatore che potrebbe però imprimere una svolta nei negoziati internazionali sul programma nucleare iraniano. Sul fronte interno saranno da verificare le sue politiche economiche mentre poco dovrebbe cambiare su altri versanti. La vittoria di Rohani mostra che evidentemente si sono tenute delle elezioni libere e democratiche, a differenza della campagna mistificatoria e denigratoria messa in campo dalla stampa internazionale contro l’Iran. Attualmente l’Iran risente delle sanzioni economiche imposte da Unione Europea e Stati Uniti che stanno in particolare prendendo di mira il settore bancario e quello petrolifero. Le conseguenze però si stanno facendo sentire a catena su altri settori economici con riflessi sulla vita di tutti i giorni. Intanto però la tensione resta alta anche perchè Israele continua a sostenere che il “punto di non ritorno” del programma nucleare iraniano sarebbe ormai alle porte, con tutto quello che ne potrebbe derivare.

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