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martedì , 17 ottobre 2017
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Iran. Si vota a Teheran

Venerdì 14 giugno è il giorno delle elezioni presidenziali in Iran con le quali si dovrà scegliere il successore dell’attuale presidente, Mahmoud Ahmadinejad, in carica dall’agosto del 2005. 

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Importante appuntamento in Iran dove venerdì 14 giugno si tengono le elezioni presidenziali, elezioni che in molti hanno visto un pò come una sorta di “referendum” sul programma nucleare di Teheran. Saranno elezioni molto importanti perchè l’Iran, questo ormai è di dominio pubblico, è l’obiettivo numero uno dell’Occidente e il paese “papabile” per una possibile azione militare congiunta da parte di Israele e Stati Uniti, ossessionati dal programma nucleare della Repubblica Islamica.  Sulla stampa di tutto il mondo si parla delle elezioni presidenziali, magari ricordando come in quelle del 2009 migliaia di persone protestarono contro la contestata vittoria di Mahmoud Ahmadinejad, esponente dei conservatori. In quel caso la cosiddetta “Onda Verde” venne ovviamente adottata e foraggiata all’Occidente che cercò di far leva sulle proteste per destabilizzare il Paese.  A quattro anni di distanza gli stati occidentali, ma anche molti altri paesi del Medio Oriente, tra cui l’Arabia Saudita e Israele, sperano che possa vincere il candidato moderato, Hassan Rouhani, che ha posizioni piuttosto aperte al dialogo sul tema del nucleare iraniano. Ma anche qui, come mai un paese oscurantista e nemico dei diritti umani come l’Arabia Saudita spera che in Iran vinca un esponente dei cosiddetti “moderati”?

Al momento sono sei i candidati in gara.  Il 21 maggio scorso era stato diffuso l’elenco delle liste ammesse al voto. I candidati ammessi erano stati solo otto, e tra gli esclusi spiccavano due nomi: Esfandiar Rahim Mashaei, consuocero e fedele alleato di Ahmadinejad, e Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, già presidente dell’Iran, conservatore ma da alcuni anni molto vicino a posizioni più moderate. I due erano visti come una minaccia da Ali Khamenei,  che è la Guida Suprema dell’Iran, ovvero la più importante e potente figura politica del paese, e la loro esclusione aveva provocato diverse critiche e proteste tra i loro sostenitori. Tra gli otto candidati ammessi anche altri due si sono ritirati: il conservatore Gholam Ali Haddad Adel, e il riformista  Mohammad Reza Aref. I candidati rimasti per succedere ad Ahmadinejad sono quindi sei: Saeed Jalili, Mohsen Razaee, Mohammad Ghalibaf  e Ali Akbar Velayati per i conservatori, e Mohammad Gharazi, Hassan Rouhani e per i moderati. 

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