Iran. Una vera distensione con Teheran è ancora lontanaTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Iran. Una vera distensione con Teheran è ancora lontana

Anche se è arrivato lo storico momento della fine delle sanzioni comminate all’Iran per via del suo programma nucleare in molti continuano ad accusare l’Iran di essere un fattore di instabilità globale. Ma si tratta di accuse che lasciano il tempo che trovano in quanto la crisi del petrolio non è certo stata determinata da Teheran.

Per anni la stampa europea e occidentale in genere ha descritto l’Iran come una sorta di “stato canaglia” che voleva dotarsi di armi nucleari per minacciare il mondo. Questa visione è stata centrale per diversi anni e solo negli ultimi tempi i media hanno leggermente cambiato registro sulla Repubblica Islamica. Il crocevia è stata la revoca delle sanzioni comminate dalla comunità internazionale contro l’Iran per punire il paese per il suo programma nucleare, un avvenimento storico in quanto ha sancito la fine dell’isolamento dell’Iran, un isolamento che perdurava dal 1979, ovvero dai giorni della rivoluzione di Khomeini. Così all’indomani della chiusura del capitolo nucleare ecco che la stampa internazionale ha portato avanti un nuovo attacco concentrico all’Iran, accusato questa volta di essere un fattore di destabilizzazione finanziario. Come sottolineato dal sempre ottimo Fulvio Scaglione nel suo blog la stampa italiana ad esempio ha accusato l’Iran di aver messo l’economia in stato di panico per via del fatto che Teheran potrebbe voler inserire sul mercato più petrolio del passato, rischiando così di far abbassare ulteriormente il prezzo del greggio. Ma come sottolineato da Scaglione l’Iran non può certo essere accusato di aver determinato la crisi globale cominciata dal 2008, anche perchè il crollo del petrolio è dovuto anche a un crollo della domanda dei paesi sviluppati. E di fronte all’enormità della crisi e a un surplus petrolifero di 3 milioni di barili di certo i 500.000 barili in più dell’Iran non rappresentano una voce significativa. Anche perchè i principali produttori di petrolio sono Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia, tre paesi che hanno reagito alla crisi semplicemente aumentando la produzione, peccato che nessuno nella stampa italiana si azzardi a criticare gli Stati Uniti che, peraltro, hanno cominciato anche a esportare petrolio dopo quarant’anni. La sensazione è che si stia cercando dei pretesti per isolare e colpire nuovamente la Repubblica Islamica che evidentemente da fastidio su scala regionale in Medio Oriente.

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