Iraq. Ancora violenze con decine di morti nel PaeseTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Iraq. Ancora violenze con decine di morti nel Paese

Il bilancio degli scontri delle scorse ore in Iraq è stato di 34 morti e decine di feriti tra Baghdad e dintorni. La situazione ormai sembra incontrollabile, e il rischio di una escalation verso una nuova guerra civile è serio. 

Da tempo di parlava dell’Iraq come di una bomba a orologeria pronta a esplodere, fatto poi purtroppo puntualmente verificatosi con l’acuirsi di conflitti mai sopiti che covavano sotto la cenere. Dopo i recenti scontri sono almeno 34 le persone morte in una serie di attacchi e violenze tra Baghdad e dintorni. A riferirlo ci hanno pensato fonti giornalistiche locali e internazionali, citando fonti mediche e responsabili della sicurezza. Sulla base di alcune informazioni che circolano nel Paese, la zona più calda sarebbe stata quella di Abu Grahib, località resa famosa dal carcere dove si verificarono gli abusi di soldati americani e britannici sui prigionieri iracheni. Qui alcuni insorti hanno attaccato alcuni soldati causando la reazione dei militari e di alcuni elicotteri da combattimento subito intervenuti a sostegno dell’esercito regolare. In questi scontri sono morte almeno 8 persone, mentre altre 17 sono rimaste ferite, quasi tutti guerriglieri. Altri 9 morti e 17 feriti sono invece rimasti sul terreno a Baghdad nel quartiere di Allawi nella giornata di domenica a causa di un attentato suicida vicino alla stazione di un autobus dove si trovavano alcune reclute dell’esercito. Per finire una autobomba è esplosa nel quartiere di Kadhimiya, uccidendo 5 persone e ferendone altre 16. Altre violenze e morti sono state registrate a Latifiya e nel distretto di Mansour, a Baghdad, ma anche nel nord dell’Iraq, a Sulaymaniyah, Tuz Khormatou, Tikrit e Mosul. Insomma si rinfocola un conflitto civile rimasto sopito nel tempo, ma che non ha mai smesso di svolgersi a bassa intensità basti pensare che nel solo 2013 in Iraq sono morti 7000 civili, il numero più alto dal 2008. Con i qaedisti attivi tra Siria e Iraq, il rischio è che i guerrigilieri vicini ad Al Qaeda scendano in massa in campo per trasformare il conflitto in una guerra confessionale tra sciiti e sunniti.

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