Iraq. E' l'anno peggiore dal 2008 con oltre 7000 civili uccisiTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Iraq. E’ l’anno peggiore dal 2008 con oltre 7000 civili uccisi

Il 2013 passerà alla storia come uno degli anni più sanguinari per l’Iraq con oltre 7000 civili uccisi. E’ il racconto di un Paese in ginocchio scosso da violenze e sangue.

(AFP Photo / Ali Al-Saadi)

Più di 7000 civili morti solo nel 2013, che diventa così l’annus horribilis per Baghdad battendo anche il 2008, che fino a oggi era stato l’anno più sanguinoso dopo i bombardamenti americani. Le truppe americane hanno lasciato il Paese nel dicembre del 2011 ma il Paese, al posto che cominciare a ricostruire e ripartire, è sprofondato in una spirale di violenze incontrollabili con una guerra civile sempre più sanguinaria tra la comunità Sciita al potere e quella Sunnita. Il 2013 è stato proprio l’anno in cui la situazione è uscita di mano, con notizie quotidiane dell’uccisione di civili. Non esistono giorni sereni e tranquilli in Iraq, la morte è sempre in agguato, nei mercati, vicino alle scuole e alle stazioni di polizia, non passa giorno senza che non si legga sul giornale di qualche attentato. Solo per fare un esempio il 15 aprile 2013 il mondo era sconvolto dall’attentato alla Maratona di Boston, ma in Iraq nello stesso giorno erano già morte 55 persone in diversi attentati dinamitardi e con autobombe. Anche per questo alcuni volontari americani e inglesi hanno creato nel 2003 il sito Iraq Body Count, un sito che raccoglie il numero di civili morti. Il gruppo ha messo online un database dei civili morti, ed è considerato piuttosto attendibile. Solo nel mese di settembre, solo per fare un esempio, sarebbero morti oltre 1220 civili, e soprattutto il trend sembra continuare. Nell’ultimo scoppio di violenza una serie di attacchi terroristici ha causato la morte di almeno trenta persone solo poche ore fa. Sono anche e soprattutto i soldati a pagare un alto prezzo di sangue, con 19 di loro che sono rimasti uccisi a causa di una autobomba nella base militare di Tarmiyah. Il vero e unico responsabile di questo inferno sono ancora una volta gli Stati Uniti che, con il loro dissennato intervento militare, hanno letteralmente scoperchiato un vaso di Pandora. Nicolas J.S. Davies, autore americano del libro “Blood on Our Hands: The American Invasion and Destruction of Iraq” ha infatti dichiarato: “L’invasione non fu solo un semplice errore. L’invasione e l’occupazione furono un crimine serio di aggressione sotto la Carta delle Nazioni Unite. L’Iraq sta ancora soffrendo per la distruzione del suo regime, del suo governo e della sua società da parte degli Stati Uniti. Gli Usa si sono impegnati in una classica strategia di ‘dividi e conquista’ dividendo la popolazione in sette le une contro le altre, incitando la violenza che non ha mai avuto precedenti nel Paese e ora ha favorito un governo settario. E questo è un regno del terrore, e in questo senso alcuni dei peggiori aspetti dell’occupazione Usa stanno continuando ancora oggi“. Secondo le Nazioni Unite circa 1,1 milioni di iracheni sarebbero diventati profughi interni a causa delle violenze che hanno già provocato 115.000 morti in dieci anni. E’ interessante poi notare che molti estremisti islamici iracheni siano finiti a combattere nella vicina Siria, altro Paese che l’Occidente vuole trasformare in un paese in preda alla violenza settaria.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top