Iraq. Il governo risponde colpo su colpo ai jihadistiTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Iraq. Il governo risponde colpo su colpo ai jihadisti

Dopo l’avanzata dei jihadisti verso Baghdad il governo dell’Iraq ha cominciato a rispondere attivamente sul campo. Affiancate dalle milizie tribali le forze governative dell’Iraq hanno riconquistato tutta la provincia meridionale di Tikrit. 

Lo dicevamo nei giorni scorsi e lo confermiamo ora: in Iraq è in atto una vera e propria guerra civile combattuta tra jihadisti sunniti e il governo di Baghdad. Dopo i primi giorni di avanzata incontrastata da parte dei jihadisti l’esercito iracheno ha deciso di respingere attivamente i miliziani jihadisti e hanno mobilitato diverse forze facendole affiancare dalle milizie tribali contrarie all’Isil, la sigla islamica vicina ad Al Qaeda. Nelle scorse ore i miliziani jihadisti sono avanzati nella provincia di Diyala, controllata dai curdi, mentre l’aviazione irachena ha cominciato a martellare alcune zone strategiche nei dintorni di Mosul, città caduta sotto il controllo jihadista nelle scorse ore. La situazione è però fuori controllo con i miliziani dell’Isil che hanno arruolato tutti i detenuti liberati nelle prigioni della città e con l’esercito che sta invece arruolando cittadini e civili per formare milizie di autodifesa. Anche il primo ministro Nuri al Maliki ha rivolto un appello televisivo a tutti coloro in possesso di armi perché combattano per dare manforte alle truppe governative, che hanno fatto registrare importanti vittorie a sud di Tikrit. La situazione è dunque drammati e il timore è che la guerra civile si espanda ulteriormente nei prossimi giorni. Anche per questo Teheran ha inviato diversi aiuti al governo sciita di Nuri Al Maliki nel tentativo di fermare l’avanzata degli islamisti, mentre gli Stati Uniti hanno fatto entrare una portaerei nel Golfo. Nel caos più totale, i curdi hanno occupato la regione petrolifera di Kirkuk, e secondo molti analisti migliaia di combattenti islamici potrebbero abbandonare la Siria, dove ormai hanno militarmente perso, per sconfinare in Iraq.

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