Iraq. Isis contro Baghdad, una scheda sulle forze in campoTribuno del Popolo
martedì , 19 settembre 2017
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Iraq. Isis contro Baghdad, una scheda sulle forze in campo

Ecco una scheda delle forze in campo nella nuova guerra civile irachena scatenata dall’avanzata dei miliziani jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) verso Baghdad. Da un lato circa 30.000 guerriglieri spesso veterani della guerra in Siria, dall’altro 270.000 militari dell’esercito dell’Iraq più miliziani iraniani e curdi. 

Ora tutti parlano dei miliziani jihadisti dell’Isis, finiti nelle prime pagine dei giornali per aver lanciato un improvviso attacco su Baghdad. Innanzitutto una considerazione: ci sembra improbabile che gli Stati Uniti fossero all’oscuro dell’avanzata di 30.000 miliziani in Iraq, se così fosse Obama avrebbe ben da tirare le orecchie ai vertici della Cia. Cerchiamo ora di fare una carrellata delle forze in campo alla guerra civile irachena, che si collega così con quella siriana formando un enorme zona di guerra che potrebbe avere conseguenze devastanti per la sicurezza del Medio Oriente e del mondo. I guerriglieri dell’Isis sono miliziani jihadisti senza scrupoli  che hanno come obiettivo la formazione dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ovvero un califfato autonomo che unisca parte dell’Iraq al nord della Siria. Il gruppo è nato circa un anno fa e ha sostanzialmente diviso l’opposizione alla Siria di Assad, prendendo le armi sia contro l’esercito siriano sia contro i ribelli laici e con i vertici storici di Al Qaeda, al punto che proprio Al Qaeda ha preso le distanze dell’Isis, peraltro nato proprio da una costola irachena di Al Qaeda. L’attuale capo si chiama Abu Bakr al Baghdadi che ha chiamato il nome di quella branca di Al Qaeda in Stato Islamico dell’Iraq, aggiungendo la dicitura “del Levante” quando si è aperto il fronte siriano. La rottura vera e propria si consumò nella primavera di un anno fa, quando i vertici Isis tentarono di prendere in mano i gruppi jihadisti siriani divisi in tanti gruppuscoli dalla reazione dell’esercito siriano e coordinati nel fronte Jabhat an Nusra (Fronte della Salvezza).  Da qui una guerra fratricida che ha finito in Siria per favorire Assad e ha fatto perdere progressivamente terreno agli insorti, ormai divisi da una guerra di tutti contro tutti.  Ayman Zawahiri, il leader di Al Qaeda, è arrivato persino a intimare all’Isis di tornare in Iraq per lasciare Al Nusra in Siria, ma l’Isis non lo ha ascoltato, da qui la “scomunica” di Al Qaeda. Da questo momento in poi l’Isis è ritornato nel nord-ovest della Siria, e da qui ha invaso nel gennaio del 2014 la zona dell’Anbar iracheno, conquistando Falluja. Damasco da parte sua avrebbe utilizzato l’Isis per dividere ulteriormente l’opposizione siriana, e oggi secondo alcune stime conterebbe qualcosa come 30.000 miliziani provenienti da tutto il mondo. Secondo una interessante inchiesta dell’Ansa, gli uomini che compongono le schiere dell’Isis sarebbero prevalentemente caucasici e arabi, ma ci sarebbero anche molti europei. Stranamente i miliziani sono armati con armi pesanti, tra cui carri armati, lanciarazzi e sistemi anticarro, probabilmente sottratti all’esercito iracheno in rotta e ai ribelli siriani che avevano ricevuto in un primo momento tali armamenti dall’Occidente. A contrastare l’Isis c’è l’esercito iracheno formato attualmente da ben 14 divisioni per un totale di circa 270.000 uomini cui vanno aggiunte decine di migliaia di paramilitari sciiti solidali col governo di Al Maliki e richiamati alle armi da Baghdad. Tra loro anche gruppi di paramilitari iraniani inviati da Teheran per aiutare l’Iraq, e probabilmente alcuni veterani della controguerriglia in Siria. Le brigate meccanizzate dell’Iraq contano circa 300 carri armati americani M1Abrams ,diversi blindati dell’era sovietica, e una discreta aviazione composta da velivoli di ricognizione e squadroni di elicotteri. Sulla carta dunque Baghdad avrebbe tutte le carte in mano per respingere l’avanzata dell’Isis, ma è chiaro che l’intento degli jihadisti è quello di dividere l’esercito iracheno in tanti fronti, un pò come accaduto in Siria, e magari mettere il mondo di fronte al dato di fatto autodichiarando nato lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante.

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