Iraq nel caos tra autobombe e l'eco della SiriaTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Iraq nel caos tra autobombe e l’eco della Siria

Una nuova ondata di violenze ha colpito l’Iraq. Solo ieri una serie di attacchi terroristici sferrati dalle forze sunnite legate ad al-Qaeda hanno ucciso 73 persone e ferite altre 250. L’Iraq piomba nel caos, e il collegamento con il conflitto siriano appare evidente. Vediamo cosa succede..

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Giornata di sangue ieri in Iraq con un bilancio finale che parla di 73 morti e 250 feriti a causa di una serie di attacchi lanciato dai sunniti collegati ad Al Qaeda contro le forze di sicurezza di Baghdad. Lo hanno reso noto fonti di sicurezza irachene, aggiornando il bilancio delle vittime che ieri sera si era attestato a 25 morti. Si tratta di una guerra senza quartiere dichiarata dai sunniti al governo sciita che ha preso il potere a Baghdad e che è alleato con la Siria di Bashar al-Assad. Ieri l’episodio piu’ violento si è registrato a Mosul, dove cinque autobomba sono esplose contro le forze di sicurezza uccidendo almeno 29 persone e ferendone altre 80. Attentati nei pressi della citta’ natale di Saddam Hussein Owja, ovverno nelle citta’ di Dour e Taji, hanno causato la morte di altre 13 persone. Di 12 morti è invece il bilancio delle violenze nella provincia settentrionale di Kirkuk e nelle citta’ di Tuz Khurmatu e Suleiman Bek. Si sono registrate esplosioni anche nei quartieri di Madain e Shiite che hanno causato la morte di sei persone, mentre tre bombe esplose simultaneamente nella provincia di Diyala hanno ucciso 13 persone.

In molti iniziano a vedere un legame sempre più stretto tra il conflitto in corso in Siria e le ondate di violenza in atto in Iraq. Iraq e Siria insomma, stanno diventando per certi versi un unico terreno di scontro, e le cose non possono che peggiorare dal momento che le truppe di Assad stanno avendo la meglio sui ribelli, e migliaia di militanti islamici radicali potrebbero riversarsi proprio oltre il confine in Iraq, cercando la salvezza. I posti di frontiera iracheni lungo il confine siriano sono stati attaccati più volte, e i militanti sunniti di Al Qaeda cercano continuamente di attraversare il confine per arrivare in Siria a dare manforte ai ribelli. Al contrario i combattenti sciiti iracheni cercano di unirsi a Hezbollah e alle milizie pro-Assad, e lo stesso governo di Baghdad è accusato di far arrivare, via Iran, le armi a Damasco. Insomma sarebbe in atto un tentativo di spostare il conflitto siriano anche in Iraq, con uno scontro tra sciiti e sunniti che potrebbe far piombare nuovamente il Paese nello spettro della guerra civile. Dal mese di aprile a oggi, in Iraq, sono già morte 2000 persone; una cifra più da paese in guerra aperta che da paese pacificato. Insomma le violenze in Siria e in Iraq sono collegate, talmente collegate che il governo iracheno ha deciso di darsi da fare, supportando in modo sempre più attivo le forze armate siriane. Preoccupati sono anche gli Stati Uniti che, dopo aver foraggiato i ribelli siriani, rischiano di veder nuovamente infiammarsi la polveriera Iraq.  Il portavoce dell’ambasciata americana a Baghdad, Frank Finver, ha detto che gli Stati Uniti condividono le paure del governo iracheno riguardo al livello della violenza in Siria, in quanto gli estremisti islamici starebbero cercando di capitalizzare la situazione in Siria per incitare la violenza in Iraq; peccato che sia stata proprio Washington a riconoscere i ribelli siriani, dando loro armi e supporto logistico.

Ufficialmente l’Iraq sta mantenendo una posizione neutrale nel conflitto siriano, ma il presidente Al-Maliki ha ripetutamente ricordato che nel caso dovessero vincere i ribelli, il Libano e l’Iraq verrebbero investiti da una violenta guerra settaria; da qui la “guerra sotterranea” combattuta dalle guardie di frontiera irachena contro le infiltrazioni estremiste. Sono continue le scaramucce nei posti di frontiera tra soldati iracheni e membri del Libero Esercito Siriano, l’ultimo è avvenuto domenica, con un vero e proprio conflitto a fuoco, con i ribelli che cercavano di fuggire in Iraq dalla Siria. Come se non bastasse l’Iraq avrebbe un controllo limitato del confine siriano, e spesso e volentieri i soldati iracheni sono costretti sulla difensiva dal momento che gli estremisti dispongono di equipaggiamento e armi migliori. La chiave di tutto però è ancora l’Iran, il maggiore alleato di Damasco. Se Assad dovesse sopravvivere e se gli stati del Golfo Arabo continueranno a isolare l’Iraq, ecco che l’influenza americana a Baghdad diventerà quasi irrilevante, e l’Iraq verrà inserito nell’ “Asse” che va dal Libano fino all’Iran.

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