Iraq, Siria e la quotidianeità del terroreTribuno del Popolo
sabato , 16 dicembre 2017
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Iraq, Siria e la quotidianeità del terrore

Dopo la tragedia di Dacca con i terroristi islamici che hanno commesso l’ennesima strage di civili i nostri media hanno messo la notizia in prima pagina, ma solo perchè sono morti degli italiani. Eppure negli stati sconvolti dall’Isis come la Siria e l’Iraq gli attentati kamikaze sono all’ordine del giorno, solo che commuovono di meno.

Se i terroristi di Dacca non avessero ucciso nove italiani probabilmente i nostri media non avrebbero concesso tutto questo spazio al massacro. Forse ciò è anche comprensibile per certi versi non fosse che sono almeno cinque anni che i siriani continuano a subire attentati kamikaze sulla falsariga di quello di Dacca e di molti altri, senza però che i media mostrassero la stessa empatia. Sembra quasi che la gente si sia dimenticata che per quattro lunghi anni i terroristi islamici hanno seminato morte e distruzione in Siria e Iraq, con i media che però tacevano o sminuivano in quanto il grande nemico allora era Assad. In questo senso la narrazione dei media era che fosse il regime a uccidere e massacrare mentre i ribelli altro non fossero che giovani assetati di libertà. Le bugie però hanno spesso le gambe corte e oggi dopo cinque anni di guerra tutti hanno potuto constatare come la cosiddetta “opposizione” siriana sia in realtà ampiamente controllata dall’Isis o da Al-Nusra, altro movimento terroristico. Così quello che è stato provato a Dacca è esattamente quello che i cittadini di Damasco, Aleppo, Baghdad, sono costretti a subire quotidianamente da oltre cinque anni, solo che nessuno fa fattivamente assolutamente nulla per loro. Nessuno ad esempio affronta il problema centrale, ovvero chi ha permesso che lo Stato Islamico si rafforzasse e mettesse le mani su armi e risorse. Così i media continuano a presentare il terrorismo come una sorta di calamità inevitabile, senza affrontare il nodo centrale, cioè che qualcuno ha giocato sporco utilizzando il terrorismo per i propri fini geopolitici. E quel qualcuno peraltro continua a essere presentato da quegli stessi media come nostro “amico”.

Tribuno del Popolo

 

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