Iraq. Tornano le bombe Usa. Quale futuro per Baghdad?Tribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Iraq. Tornano le bombe Usa. Quale futuro per Baghdad?

In Iraq si combatte una vera guerra civile tra il governo centrale e l’Isis, con gli Stati Uniti che dopo troppa indifferenza hanno cominciato a bombardare oggi alcune postazioni dell’Isis. E dire che fino a un anno fa il pericolo numero uno per Washington era la Siria! 

Quanto sta accadendo in Iraq ha dell’incredibile e rappresenta probabilmente la cartina di tornasole per capire in che modo viene ormai gestito il funzionamento delle relazioni internazionali. Tutti sapete che gli Usa hanno attaccato l’Iraq nel 2003 sulla base di prove false del possesso di armi di sterminio da parte di Saddam Hussein. Si trattava di una colossale balla per eliminare il governo di Saddam e mettere evidentemente le mani sulle risorse del Paese. Gli Stati Uniti però non sono mai realmente riusciti a prendere il controllo del territorio al punto che hanno deciso di abbandonare il Paese. Peccato che a Baghdad abbia preso il potere Nuri Al-Maliki, uomo sciita che sta molto antipatico all’Occidente, e già questo dovrebbe indurre a un approfondimento maggiore. Al-Maliki è inviso all’Occidente perchè è un amico sincero di Damasco e Teheran, ed è proprio questo il motivo per cui inizialmente gli Stati Uniti non hanno pianto una lacrima nel vedere i jihadisti dell’Isis attaccare l’Iraq. L’Isis peraltro non è arrivato da un giorno all’altro come un terremoto o un fulmine, era una organizzazione terroristica ed estremista già operativa in Siria, ma dato che l’opinione pubblica mondiale ci ha spiegato che i “cattivi” sono i soldati siriani, Obama e soci non hanno fatto assolutamente nulla per ostacolarli anzi, al contrario, continuano a permettere a Turchia, Qatar e Arabia Saudita di finanziare queste bande. Oggi però che l’Isis è penetrato in Iraq mettendo in fuga oltre centomila persone e uccidendo  sangue freddo altre migliaia di innocenti ecco che la stampa corre ad accusare Nuri Al-Maliki, elogiando invece gli Usa che finalmente intervengono in Iraq bombardando le postazioni dell’Isis. Badate bene, circa tre settimane fa fu la Siria di Bashar al-Assad a bombardare le posizioni dell’Isis in Iraq, ma allora nessuno si congratulò con la Siria. Oggi è stato effettuato il primo raid aereo da parte degli americani nei pressi di Erbil, città curda assediata dai jihadisti. La scusa è che i miliziani dell’Isis avrebbero minacciato il personale Usa presente nella cittadina. Intanto sul campo il governo di Baghdad ha lanciato una campagna di controffensiva nel nord del Paese che potrebbe cambiare gli equilibri nei prossimi mesi, con Obama che ha rassicurato l’opinione pubblica americana sostenendo che non verranno inviati soldati americani in Iraq. A lui per stare tranquillo, basta questo. Inutile ricordargli che il 90% delle armi moderne in mano all’Isis arrivano proprio dalla Casa Bianca, che evidentemente ha preferito finanziare jihadisti senza scrupoli pur di perseguire i propri interessi strategici. 

 

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