Iraq. Usa e Isis "accerchiano" Baghdad.Tribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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Iraq. Usa e Isis “accerchiano” Baghdad.

Dopo l’avanzata delle scorse ore dei jihadisti dell’Isis, Baghdad ha visto la visita del Segretario di Stato Americano John Kerry, una visita non certo disinteressata nella quale ha fatto pesanti pressioni al premier sciita Nuri Al-Maliki. Difficile credere che la Casa Bianca non sapesse dei piani dell’Isis…

Come ha riportato il Wall Street Journal esistono pesanti ombre sull’Isis (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), il gruppo jihadista che ha combattuto contro Assad in Siria e che oggi si trova a marciare verso Baghdad in Iraq. Le ombre riguardano i finanziatori e soprattutto non spiegano come sia possibile che gli Stati Uniti, il paese con l’intelligence più potente al mondo, non abbia avvisato l’Iraq, sulla carta un alleato contro i terroristi, dell’imminente attacco dell’Isis. Difficile credere che l’Isis l’abbia fatta sotto al naso al Pentagono, più facile “pensar male” e ritenere che l’avanzata jihadista in Iraq faccia comunque il gioco degli Stati Uniti. Del resto Baghdad era ormai allineata con l’Iran, e infatti il premier iracheno è lo sciita Nuri Al-Maliki e con lui l’Iraq si era molto avvicinato a Teheran e anche a Damasco. Come si sa Damasco e Teheran sono invise ad Arabia Saudita, Qatar, Usa, Turchia e Israele, tutte potenze regionali che in Siria hanno appoggiato senza remore la rivolta contro Assad nel tentativo di distruggere il Paese. Ora l’Isis marcia verso Baghdad e come per magia il Segretario di Stato Americano, John Kerry, è comparso in Iraq per ricattare e fare pressioni su Nuri Al-Maliki. Stiamo parlando dello stesso Kerry che avrebbe ben volentieri bombardato la Siria la scorsa estate sulla base del finto attacco chimico attribuito a Damasco, arrivando persino a mostrare foto fasulle dei caduti nella guerra del Golfo pur di creare un clima adatto all’approvazione del raid contro la Siria. Quell’attacco non ci fu e la Siria è riuscita in pochi mesi a riprendere il controllo di quasi tutte le zone nevralgiche del Paese, e infatti gli jihadisti hanno pensato bene di dirigere le loro mire verso l’Iraq per provare a realizzare il sogno di uno Stato sunnita a cavallo tra Iraq, Siria e Giordania. Uno Stato finanziato a piene mani dai sauditi, e chissà, forse anche dagli Stati Uniti in chiave anti-iraniana. A parole Kerry, incontrando Al Maliki, ha definito come “minaccia esistenziale” per l’Iraq l’offensiva dei ribelli jihadisti, peccato che poi abbia condizionato l’aiuto, tutto da verificare, americano, all’ubbidienza totale di Baghdad ai diktat della Casa Bianca: “Il nostro appoggio sarà concreto e importante” ha assicurato Kerry “ma sarà efficace se i leader iracheni prenderanno le decisioni necessarie a tenere unito il Paese. Permetterà alle forze di sicurezza irachene di affrontare l’Isis (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) in maniera più incisiva e in modo da rispettare la sovranità del Paese e allo stesso tempo gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione”. Insomma Kerry è arrivato in Iraq per dare ordini a Nuri Al-Maliki, come se si stesse giocando sulla pelle di un popolo dal momento che gli jihadisti hanno già ucciso migliaia di persone con esecuzioni sommarie di vario genere. Come mai nessuno chiede a Kerry del perchè ci siano ombre sui legami tra Usa e Isis? 

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