Islanda. Europa? No grazieTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Islanda. Euro? No grazie

Si fa un gran parlare di spread, sovranità, Europa e vincoli europei. Qualcuno però, nell’estremo nord, propone una via differente, e all’Islanda l’Euro non interessa nemmeno più.

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L’Islanda è un piccolo Paese, certo, sarebbe difficile proporre come modello le scelte che vengono operate in Islanda anche per l’Europa, tuttavia secondo noi quello che è accaduto e sta accadendo in quel da Reykyavik merita un approfondimento. Parole come “spread”, “condizionamento dei mercati”, “debito”, “stabilità”, sono ormai entrate nell’uso comune, e ormai chiunque voglia fare politica deve tenerne inevitabilmente conto. Ma questo se si sceglie di muoversi all’interno del solito orizzonte, ovvero quello di questa Unione Europea, appena rafforzata dalla rielezione di Angela Merkel in Germania.  Ma se si guarda ai problemi europei da un’altra ottica, si nota come le cose possano anche cambiare; guardiamo ad esempio al debito mostruoso che affligge l’economia italiana, accettando l’orizzonte dell’Ue il debito impedirà quasi sicuramente al nostro Paese di mantenere un ruolo importante tra i paesi del mondo, e sono molti coloro che iniziano a ipotizzare che per l’Italia sarebbe quasi meglio uscire dall’Unione Europea per riuscire a ripagare il suo debito. Ogni qual volta però qualcuno mette in discussione l’Unione Europea, o meglio questa Ue, viene subito dipinto come un pericoloso apprendista stregone e allontanato dal dibattito politico. All’estero però non è così, basti pensare in Germania dove il partito euroscettico di destra ha sfiorato il 5% per entrare nel Bundestag, e la Linke che ha lanciato la provocazione di “uscire dall’Euro” ha preso l’8,5%. Vi è poi l’Islanda che l’Euro non lo vuole nemmeno più anche perchè ormai da qualche anno ha deciso di intraprendere una strada diversa per risanare i bilanci nazionali, ovvero prendere la storica e straordinaria decisione di non pagare alcuni debiti. Anche perchè pagare i debiti in alcuni casi, come nel caso dell’Italia, significherebbe rinunciare sostanzialmente alla speranza nel futuro. Motivo per cui l’Islanda ha deciso di provare a fare da apripista in questa direzione. Il governo islandese ha così deciso di sospendere a tempo indeterminato i negoziati per l’ingresso nella Ue e rinegoziare i debiti con le banche, con la minaccia di non pagare. Certo, direte voi, l’Islanda non è l’Italia, e quello che verrebbe permesso obtorto collo all’Islanda non verrebbe mai permesso all’Italia, ma se il modello islandese ispirasse anche altri paesi? 

La via scelta dall’Islanda è stata resa nota dal premier  di centrodestra Sigmundur David Gunnlaugsson, il quale nel corso di una intervista al canale televisivo americano Cnbc ha spiegato i motivi che lo hanno portato a prendere una scelta così gravida di conseguenze: “L’eurozona non imparato niente dalla bancarotta della banche islandesi del 2008. Le banche della zona euro stanno ancora funzionando con le stesse regole che hanno portato le banche islandesi al collasso. Per questo non siamo più interessati ad entrare nell’Unione e neanche nell’euro“. Insomma un messaggio chiaro che è stato approvato anche dalla maggioranza di governo in Parlamento, annullando de facto la commissione per i negoziati con l’Ue. Insomma, in modo responsabile e coraggioso i politici islandesi hanno valutato che l’ingresso nell’Euro non converrebbe per il benessere dei cittadini islandesi, da qui la decisione di non farlo. Non solo, il premier ha anche deciso di dichiarare guerra ai creditori delle banche fallite del paese nordico, accusandoli di essere un vero e proprio ostacolo all’eliminazione dei controlli di capitale, necessari a impedire la fuga dei capitali. Riguardo poi ala questione del debito della banca islandese Icesave, il governo islandese aveva sempre invocato un “azzardo morale” da parte dei creditori che avevano prestato ingenti somme a un privato senza garanzie. A quel punto il governo islandese era intervenuto per evitare il fallimento dell’istituto bancario, e questo salvataggio non implicava il necessario pagamento dei debiti, come invece pretende l’Ue. Insomma, anche se non applicabile, se non altro potrebbe essere utile prendere a esempio dall’Islanda la volontà dialettica di non accettare in modo prono vincoli e diktat che potrebbero rovinare per sempre il futuro del Paese.

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