Israele. A decine di migliaia in piazza a Tel Aviv contro NetanyahuTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Israele. A decine di migliaia in piazza a Tel Aviv contro Netanyahu

Israele. A decine di migliaia in piazza a Tel Aviv contro Netanyahu

Migliaia e migliaia di cittadini israeliani sono scesi in piazza sabato sera a Tel Aviv per manifestare apertamente contro il governo del premier Netanyahu, accusato di eccessivo militarismo e di aver condotto Israele in un vicolo cieco. In 35.000 secondo la polizia, ma 80.000 per gli organizzatori, i manifestanti hanno chiesto maggiore giustizia sociale e meno investimenti nell’esercito in vista delle imminenti elezioni. 

In Israele la leadership di Netanyahu traballa. Del resto le sue soluzioni muscolari ai problemi del Medio Oriente non hanno trovato consensi in giro per il mondo al punto che in molti accusano proprio il premier israeliano di aver rovinato anche i rapporti con la Casa Bianca. Sabato sera l’opposizione di centrosinistra ha portato in piazza decine di migliaia di persone in piazza Rabin, a Tel Aviv, manifestando quindi una chiara contrarietà alla leadership di Netanyahu in vista delle elezioni politiche del 17 marzo. Insomma la destra israeliana sembra aver stancato gli stessi cittadini israeliani, per nulla contenti dei continui investimenti nel settore militare e dei tagli nel sociale, non ultimo nel settore della Sanità. Inclementi i dati sciorinati dagli oratori, tra cui anche l’ex capo del Mossad Meir Dagan, che ha attaccato frontalmente Netanyahu sulla questione iraniana, una vera ossessione per “Bibi”. Del resto l’opposizione israeliana non guarda certo con simpatia a Teheran ma non sembra essere disposta a sacrificare i buoni rapporti con Washington in nome di una escalation militare contro la Repubblica Islamica. Dagan comunque ha utilizzato parole durissime nei confronti del governo di estrema destra israeliano incarnato da Netanyahu: “Israele è circondato da nemici. Ma non sono loro che mi fanno paura. Io sono preoccupato dalla nostra leadership” (Rai News). Anche la folla ha intonato canti contro il premier israeliano, accusato di miopia e soprattutto di aver scelto la guerra alla ricerca di un compromesso. Insomma l’ambiente si surriscalda non poco in vista delle elezioni del 17 marzo che avverranno a solo due anni dalle precedenti che si erano svolte nel 2012. Difficile dire chi vincerà dal momento che, a oggi, i sondaggi registrano un testa a testa tra Netanyahu e l’opposizione dei laburisti con Tzipi Livni. Secondo molti comunque indipendentemente da chi vincerà l’orientamento in politica estera di Israele difficilmente subirà variazioni sostanziali, soprattutto nei confronti della Striscia e della Siria. Se non altro però se Netanyahu dovesse perdere si potrebbe porre una prima base per un possibile scenario futuro di distensione e compromesso.

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