Israele. Fa scalpore la protesta dei migrantiTribuno del Popolo
venerdì , 15 dicembre 2017
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Israele. Fa scalpore la protesta dei migranti

Proteste in Israele dove centinaia di migranti provenienti dall’Africa hanno duramente contestato il governo del conservatore Netanyahu.

Sono migliaia gli africani che hanno deciso di provare la via della salvezza arrivando in Israele dopo un lungo viaggio, spesso drammatico. Qui però non hanno trovato la pace e la prosperità tanto attese incagliandosi con le resistenze dello Stato di Israele. Già ai primi giorni di gennaio circa 60.000 profughi di Eritrea, Sudan e altri paesi africani, entrati in Israele senza documenti, hanno denunciato Tel Aviv per non aver loro concesso diritto d’asilo. Finora hanno provato a fermare il paese con diversi scioperi e manifestazioni, tutti rimasti senza alcun effetto. “Non siamo criminali, siamo profughi”, urlavano i migranti (Fonte Lettera 43) davanti alla Knesset, in piazza Rabin. Solo che l’opinione pubblica israeliana sembra essere assolutamente sorda alle loro richieste. Netanyahu del resto ha chiarito di non aver alcuna intenzione di ascoltare le richieste dei migranti, non solo, ha anche detto di ritenere gli africani un vero e proprio rischio per la sicurezza nazionale.

Netanyahu ha anche annunciato di voler rimpatriare molti dei migranti, fatto che ha aumentato le proteste. “Siamo determinati a rimpatriare le decine di migliaia di migranti illegali che vivono in Israele, dopo aver ridotto il numero dei lavoratori immigrati irregolari nelle nostre città”, ha detto il premier israeliano nemmeno tre mesi fa. Negli ultimi mesi il governo di Tel Aviv ha varato diverse misure contro l’immigrazione illegale, non ultime pene severe per i datori di lavoro che assumono migranti senza documenti e contributi fino a 3500 dollari per i migranti disposti a tornare in patria. Inoltre una recente proposta di legge che permette di arrestare fino a un anno gli emigranti trovati senza documenti è diventata legge, così’ chiunque potrà venire incarcerato senza processo. L’ultimo tassello della politica di Israele è stata la costruzione di un muro elettrificato lungo il confine con l’Egitto. Rimane però il problema dei diritti umani, con i migranti che ora vengono stipati verso un Centro di accoglienza nel deserto del Neghev. Qui le condizioni sarebbero terribili e in molti hanno cercato di fuggire, in molti sono anche riusciti a chiedere asilo politico a Israele, ma Tel Aviv, secondo il quotidiano di Haaretz, nell’ultimo anno non ha concesso nessuno status di rifugiato a cittadini africani. Delle 1.800 richieste di asilo presentate da migranti eritrei e sudanesi in 12 mesi, finora ne sono state esaminate soltanto 250 e già rigettate 155. In molti alla luce di questi dati accusano Netanyahu di voler mantenere il carattere ebraico dello Stato e a nulla sono serviti gli appelli dell’Onu alla tolleranza.

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