Israele. Il piano per le 20.000 nuove case è solo rimandatoTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Israele. Il piano per le 20.000 nuove case è solo rimandato

Il continuo rilancio della colonizzazione da parte di Israele delle terre della Cisgiordania ha causato lo stop del negoziato di pace bilaterale con i palestinesi. I due negoziatori palestinesi si sono dimessi dopo i nuovi progetti edilizi di Tel Aviv.

Israele si trova in un periodo molto difficile. Da un lato infatti ci sono i negoziati con i palestinesi, dall’altro Netanyahu è letteralmente spaventato dalle trattative che l’Occidente sta cercando di portare avanti con Teheran per porre fine alla questione annosa del nucleare iraniano. In una situazione simile è molto difficile rischiare di far saltare il banco, cosa effettivamente successa nel momento in cui i due negoziatori palestinesi, Saeb Erekat e Muhammad Shtayyeh, hanno offerto le loro dimissioni per protestare contro gli annunci di nuovi progetti edilizi di Israele in Cisgiordania, una palese provocazione che ha scatenato, tra le altre cose, anche la riprovazione dell’Europa. Risultato di questa provocazione è stata anche la logica interruzione dello stop al negoziato bilaterale partito a luglio. Il presidente dell’Anp ha commentato a riguardo, fonte Nena News, che Possiamo convincerli a tornare, oppure formare una nuova delegazione“, ma sembra sin troppo chiaro che la nomina di nuovi negoziatori non cambierà la situazione. E dire che anche il segretario di Stato americano John Kerry aveva rimbrottato Israele, ma non servirà dal momento che Tel Aviv quasi sicuramente non modificherà i piani di sviluppo delle sue colonie. La mossa del presidente Netanyahu di cancellare il piano di costruzione di altre 20.000 case nelle colonie della Cisgiordania sembra essere infatti solo momentanea. Al momento il presidente israeliano ha anche ordinato lo stop del progetto E1, un corridoio di colonie che dovrebbe unire Gerusalemme all’insediamento di Maale Adumin. Ma c’è poco da farsi illusioni, Netayahu ha solo congelato l’applicazione del piano per evitare di inimicarsi l’opinione pubblica internazionale proprio quando Israele le sta provando tutte per impedire all’Iran di raggiungere un accordo sul nucleare. La tensione però resta alta, e non potrebbe essere altrimenti dal momento che Israele dispone di un piano per la creazione di una nuova città ebraica nel deserto del Neghev. Nessuno sembra curarsi della popolazione beduina che vive nel luogo, con oltre 600 residenti del villaggio di Umm Al-Hiran che rischiano di vedere le loro case distrutte dal momento che il villaggio si trova proprio nel luogo che ospiterà la futura città. Come spiegato da Nena News tale progetto fa parte del cosiddetto Piano Prawer, il quale prevede l’evacuazione dal Neghev di tutte le comunità beduine, la distruzione di 45 villaggi non riconosciuti, e infine il trasferimento di almeno 40.000 beduini. Inoltre in Israele c’è anche chi vorrebbe utilizzare da subito il pugno duro nei confronti dei palestinesi, e ogni evento viene utilizzato a pretesto per radicalizzare lo scontro. Nelle scorse ore infatti un soldato israeliano è stato ucciso da un palestinese nella stazione centrale degli autobus di Afula (Galilea, in Israele). Il Likud è sceso in piazza chiedendo vendetta e accusando dell’attentato il presidente dell’Anp Abu Mazen in modo del tutto pretestuoso, e anche il governo di Tel Aviv, accusato di essere troppo “morbido”.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/paolo_cuttitta/3862741733/”>Paolo Cuttitta palestine</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>cc</a>

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