Israele. Morto Sharon, ma non si parli di eroeTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Israele. Morto Sharon, ma non si parli di eroe

Israele. Morto Sharon, ma non si parli di eroe

Si è spento Ariel Sharon, ex premier di Israele, dopo un coma durato otto anni. Controverso ex generale dell’esercito israeliano si è guadagnato la sua fama per il suo polso di ferro, ma sono troppe le ombre che gravano sulla sua vita di politico e ministro, a cominciare dalla vergognosa strage di Sabra e Shatila.

Ariel Sharon è morto, una notizia ampiamente annunciata dal momento che la stessa stampa israeliana ne parlava ormai da giorni. Amato o odiato, Sharon lascia molti dubbi sulla sua vita politica, una vita che non può rimanere senza ombre alla luce di tutte le decisioni da lui prese e che hanno avuto ripercussioni anche gravi negli equilibri del Medio Oriente. Conservatore di ferro, si guadagnò il soprannome di “bulldozer” per via della sua capacità di non fermarsi di fronte a nulla pur di realizzare i propri piani. Divenne primo ministro del 2001 esercitando il ruolo di guida del partito conservatore Likud. Sharon è un uomo duro, nato dall’esercito nel quale esercitò il ruolo di comandante militare cominciando la carriera sin dal 1948 a solo vent’anni. Come paracadutista e poi ufficiale partecipò attivamente alla guerra di Indipendenza del 1948 e poi la guerra di Suez del ’56, la guerra dei Sei giorni del ’67, la guerra di Yom-Kippur del ’73. Poi fece carriera e divenne ministro della Difesa in occasione della guerra al Libano del 1982, prendendo quindi parte in sostanza a tutte le guerre perpetrate da Tel Aviv nel corso della storia. Le sue azioni militari nel corso della guerra dei Sei giorni e dello Yom Kippur gli valsero il soprannome di “Leone di Dio”. Dopo aver lasciato l’esercito aderì al partito conservatore Likud e ricoprì numerosi incarichi governativi tra il 1977 e il ’92 e tra il ’96 e il ’99. nel 2000 divenne anzi il leader del partito e dal 2001 al 2006 fu premier di Israele. Le ombre che gravano sulla sua vita però sono troppe, a cominciare da quando nel 1983 una commissione del governo israeliano lo indicò come responsabile dei massacri di miliziani libanesi e civili palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila, una delle pagine più orribili della storia recente su cui non è mai stata fatta giustizia. Sharon in sostanza non impedì alle milizie maronite cristiane di entrare nei campi e compiere la strage. Sulle prime Sharon si rifiutò di dimettersi, poi accettò di lasciare il ministero. Non solo; sempre a Sharon venne attribuita la responsabilità di aver innescato la seconda intifada con la provocatoria passeggiata sulla spianata delle moschee a Gerusalemme nel settembre del 2000. Sempre nel 2005 Sharon si dimise dalla guida del Likud per fondare il partita centrista di Kadima, dissolvendo il Parlamento per andare a nuove elezioni che avrebbe con tutta probabilità vinto se non avesse subito un infarto nel gennaio del 2006, che lo fece andare in coma fino a oggi. Non si può quindi in alcun modo parlare di eroe, non in questo caso. 

 

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