Israele non si ferma. Pronti altri 1200 insediamenti | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Israele non si ferma. Pronti altri 1200 insediamenti

Israele ha annunciato che andrà avanti con la costruzione di 1200 nuove case nelle enclaves ebraiche di Gerusalemme Est, probabile che sia un avvertimento alle autorità palestinesi che avevano annunciato negli scorsi giorni di voler far diventare la Palestina un Paese non-membro ma osservatore delle Nazioni Unite.

Israele andrà avanti. Si parla della costruzione di più di 1200 nuove case a Gersalemme Est, una probabile rappresaglia per l’intenzione manifesta dei palestinesi di diventare Stato osservatore delle Nazioni Unite. Le case verranno costruite vicino agli insediamenti di Ramot e Pisgat Zeev a Gerusalemme Est. In molti hanno individuato il via libera di Tel Aviv ai nuovi insediamenti come un ammonimento lanciato ai palestinesi di non continuare con il loro piano di chiedere il riconoscimento alle Nazioni Unite della Palestina come stato indipendente. Il timore di Israele è che le Nazioni Unite siano in realtà dominate da paesi che simpatizzano per la causa palestinese, per questo la loro domanda potrebbe essere accolta, e la cosa fa impazzire di rabbia gli israeliani. Lo scorso anno i palestinesi avevano fallito nel convincere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad accettare la Palestina come paese membro,ma ora il contesto sembra essere cambiato. Intanto il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto ufficialmente al presidente palestinese Mahmoud Abbas di ricominciare le negoziazioni. La lotta di nervi però continua: l’anno scorso la Palestina è riuscita a farsi riconoscere dall’Unesco, e Israele ha ricominciato la costruzione degli insediamenti. Dal conto loro i palestinesi insistono nel sostenere che la loro mossa di farsi riconoscere dalle Nazioni Uniti non rimpiazzerebbe i negoziati di pace, anzi. Del resto Israele non sembra essere pronto a nessuna concessione, continuando a considerare Gerusalemme Est come la propria capitale. Più di mezzo milione di israeliani si sono mossi verso la West Bank e Gerusalemme Est subito dopo la guerra arabo-israeliana del 1967. Israele ha ufficialmente ritirato le sue truppe dalla Striscia di Gaza nel 2005, ma ufficialmente controlla il mare, il cielo, e tutti i punti di accesso al confine.

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