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mercoledì , 24 maggio 2017
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Israele. Soldato accusato di omicidio di due palestinesi farà solo 45 giorni di carcere

Desta scalpore la notizia che arriva da Israele dove un soldato accusato di aver ucciso una madre e una figlia palestinesi che avevano in mano una bandiera bianca durante l’ Operazione Piombo Fuso farà solo 45 giorni carcere grazie a un patteggiamento.

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Ancora polemiche dal Medio Oriente dove un soldato colpevole di aver ucciso una madre assieme a sua figlia mentre brandivano una bandiera bianca nel corso dell’operazione militare Piombo Fuso sarà condannato a fare solo 45 giorni di carcere. Il soldato in questione ha accettato di patteggiare per “uso illegale di arma”, e la sentenza ha subito scatenato violente polemiche tra i palestinesi. Il patteggiamento con l’accusa ridotta rispetto all’omicidio colposo è stato approvato domenica di fronte a un tribunale militare a Jaffa. L’inchiesta sulla morte di una madre di 64 anni e di sua figlia di 35, uccise mentre camminavano con un gruppo di palestinesi con in mano bandiere bianche è stata aperta dopo una denuncia presentata dagli israeliani a difesa dei diritti umani del gruppo B’ Tselem. L’incidente è avvenuto il 4 gennaio 2009, durante la Operazione Piombo Fuso che tanti scandali aveva destato nell’opinione pubblica nazionale internazionale. Secondo le ultime ricostruzioni, un gruppo di civili di Gaza con in mano bandiere bianche si sarebbe avvicinata a una postazione presidiata da soldati israeliani e uno di loro avrebbe aperto il fuoco sul gruppo senza aver prima ricevuto ordini dal suo comandante. Il soldato in questione ha poi subito ammesso di aver sparato alle gambe della folla che avanzava,  ma ha descritto le sue azioni come un’incidente dettato da una situazione di pericolo per la vita dei soldati. Inoltre gli avvocati dei soldati hanno sostenuto che non vi fosse alcuna connessione tra la sparatoria e l’uccisione delle due donne, in quanto non sarebbe stata presentata nessuna prova esaustiva a riguardo. Alla luce di ciò il tribunale ha accettato la richiesta della Difesa e ha lasciato cadere le accuse di omicidio colposo, cambiandole in “uso illegale d’arma“. Ora il soldato israeliano dovrà fare 45 giorni di prigione, mentre con una condanna di omicidio avrebbe rischiato una condanna fino a vent’anni. Il soldato in questione è stato l’unico che ha dovuto affrontare le accuse di omicidio colposo per fatti risalenti alla missione Piombo Fuso del 2009. I gruppi israeliani a difesa dei diritti umani però  sono sul piede dio guerra dal momento che il bilancio di tre settimane di combattimenti era costato la vita a 1.417 palestinesi e 13 israeliani, 4  dei quali si ritiene siano morti per fuoco amico. Il Centro Palestinese per i Diritti Umani ha stabilito che tra i palestinesi uccisi, 926 erano civili, di cui 429 donne e bambini, mentre 236 erano combattenti e 255 erano membri delle forze di sicurezza palestinesi. Già nel 2009 il Times aveva pubblicato un articolo che parlava di uccisioni intenzionali di civili nella Striscia, con gruppi di soldati israeliani che avrebbero sparato a vista per le strade. Un sottoufficiale dell’esercito ad esempio, ha raccontato a Rt.com come un errore militare abbia portato una madre palestinesi a essere freddata assieme ai suoi figli da un tiratore scelto israeliano.  Ma non è finita qui, secondo il Times i soldati israeliani avrebbero utilizzato anche bambini palestinesi come scudi umani per controllare trappole ed esplosivi. Secondo alcune testimonianze i soldati avrebbero persino ordinato a un bambino di 9 anni di aprire delle borse sospettate di contenere esplosivi. Alla luce di queste rivelazioni anche l’Onu ha voluto vederci chiaro e ha lanciato una missione conoscitiva del conflitto. Nel 2009 un avvocato ex giudice, Richard Goldstone, ha diffuso un rapporto nel quale si afferma che sia Israele che Hamas si sarebbero resi responsabili di efferati crimini di guerra nel corso del conflitto. La relazione ha suscitato indignazione da parte di Israele , che si è rifiutato di collaborare con l’inchiesta.

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