Israele. Tel Aviv progetta di allontanare 60.000 africani dalla Terra Santa | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Israele. Tel Aviv progetta di allontanare 60.000 africani dalla Terra Santa

Israele avrebbe avviato la prima fase di un controverso “piano di emergenza” che mira a internare  e deportare via dalla Terra Santa circa 60.000 immigrati africani. La loro presenza in Israele viene infatti ritenuta una minaccia per il “carattere ebraico” dello Stato.

La notizia evoca un fosco passato: Israele ha deciso di avviare la fase -1 di un “piano di emergenza” volto ad allontanare migliaia di immigrati africani dalla Terra Santa. Secondo diversi funzionari israeliani infatti, l’immigrazione massiccia di africani nello Stato ebraico degli ultimi anni avrebbe messo in crisi il “carattere ebraico” dello stato. Da qui la decisione di applicare il piano, sottoscritta dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale in tempi non sospetti ha detto pubblicamente di credere che gli immigrati stiano letteralmente inondando il suo Paese. Netanyahu del resto in tempi non sospetti aveva detto: “gli immigrati sono visti da molti israeliani come un problema di ordine pubblico e addirittura come una minaccia a lungo termine per lo Stato ebraico“. Così le autorità israeliane si sono dette pronte a concedere 1000 euro a ciascun immigrato africano che accetterà di lasciare volontariamente il Paese entro cinque giorni. Come prevedibile solo una piccola parte di immigrati ha accettato, gli altri verranno invece rimpatriati con la forza dalle autorità.Più di un centinaio di uomini africani, donne e bambini, per lo più sudanesi del Sud, sono stati arrestati nelle scorse ore nel porto del Mar Rosso di Eliat. Da qui i detenuti, tutti ammanettati, sono stati trasportati nel centro di detenzione di Saharonim, nel cuore del deserto del Negev. Del resto secondo il ministro dell’Interno israeliano Eli Yishai, i primi a venire deportati saranno ben 1.500 rifugiati del Sud Sudan, fuggiti in Israele dopo lo scontro con Khartoum che ha insanguinato il loro Paese.“Il prossimo passo è la rimozione da Israele di tutti gli immigrati di Eritrea e Sudan, il cui numero si avvicina a 50.000 persone”, ha detto il ministro degli Interni, pur ammettendo che la loro deportazione potrebbe essere legalmente molto discutibile. “Al momento, ci è permesso solo di espellere da Israele i cittadini del Sud Sudan e Costa d’Avorio”, ha riconosciuto subito dopo Eli Yishai. Di conseguenza rappresenta un problema per Israele riuscire a “liberarsi ” degli africani delle altre nazionalità, ma Yishai ha le idee chiare essendo anche il capo del partito religioso Shas, ed è convinto che espellere gli immigrati africani sia un modo per non porre fine “al sogno sionista“. Il Knesset, parlamento israeliano, del resto ha alimentato la retorica anti-africana già da parecchio tempo, arrivando persino a etichettare i cittadini africani come il “cancro” del popolo israeliano (fonte RT.com). La cosa preoccupante inoltre è che anche l’opinione pubblica israeliana condivide questo punto di vista dal momento che secondo un recente sondaggio il 52% degli israeliani concordano sul fatto che gli africani costituiscono una minaccia per Israele. In molti accusano proprio gli immigrati africani di aver accelerato la crisi economica e demografica di Israele, e chiedono maggiori controlli alla frontiera con l’Egitto, intorno al deserto del Sinai. La marea montante dell’odio “anti-africano” sai è concretizzata in una serie di manifestazioni anti-immigrati organizzate in Israele, l’ultima delle quali è avvenuta a Tel Aviv. In questa occasione molti manifestanti avevano accusato gli africani di voler venire in Israele per “rubare e stuprare“, e proponevano anche la loro soluzione: “mettere il veleno nel loro cibo” (fonte Ynet News). E molti sono passati dalle parole ai fatti: giovedì scorso alcuni israeliani hanno appiccato il fuoco alla casa di un emigrato eritreo a Gerusalemme, ferendo tre uomini. La polizia israeliana ha riconosciuto che si sarebbe trattato di un attentato a scopo razziale, e ha anche ammesso che di solito la percentuale di crimine nei quartieri a maggioranza africana è persino più bassa di quella dei quartieri ebraici. Non tutti però, fortunatamente, la pensano così. Ci sono anche israeliani che apprezzano il ruolo degli immigrati africani nella società, è il caso di David Blum, direttore dell’Hotel Isrotel a Eliat, che intervistato da RT.com ha dichiarato: “La maggior parte di loro sono persone istruite che sono fuggiti da una sanguinosa guerra nella loro patria. Parlano diverse lingue, la maggior parte di loro sono cristiani, e hanno fatto il loro lavoro nel miglior modo possibile con dignità “

 

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