Istanbul, intervista ad una giovane manifestante: "vogliamo democrazia di fatto, non di facciata"Tribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Istanbul, intervista ad una giovane manifestante: “vogliamo democrazia di fatto, non di facciata”

Per le strade si contano più di 40mila manifestanti e i media alla tv trasmettono soap-opere e telefilm. Tutto inizia circa due settimane fa quando operai turchi, affiancati dalla polizia, invadono il parco di Gezi, cuore di Istanbul, iniziando a disboscare tutti gli alberi e le zone verdi del parco. Questo perché il governo AKP vuole costruire una caserma militare, che comprenderà anche un centro commerciale, proprio al posto del parco. 

Fonte: Oltremedianews

Sono ormai dieci anni che questa politica di distruzione delle libertà personali e degli spazi fisici è stata adottata come linea principale dal partito AKP. Ma in questi giorni è stata raggiunta la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono esplose le proteste, inizialmente pacifiche, che hanno trovato una risposta violenta e ingiustificata da parte delle forze dell’ordine, che hanno reagito con lacrimogeni ad altezza d’uomo, incendi e scontri armati. Ad oggi si contano 3 morti, 6 persone hanno perso la vista e più di 4000 feriti. I dati precisi faticano a trapelare: i media sono controllati dal governo e per questo l’informazione non riesce ad essere precisa e tantomeno globale.

Riportiamo qui l’intervista ad una ragazza turca, che ci parla dei fatti di questi giorni e dell’amarezza che lascia un governo che non ascolta e sembra non vedere.

Da quanto tempo va avanti questo malcontento sociale, sfociato in questi giorni nelle manifestazioni che stanno sconvolgendo la città di Istanbul?

Sono dieci anni che il governo attuale porta avanti questo tipo di condotta, ma adesso si è arrivati davvero alla goccia che ha fatto traboccare il vaso. Hanno voluto prima demolire un cinema storico, poi la costruzione del terzo ponte sul Bosforo e adesso il disboscamento di una zona verde come il parco Gazi. Le persone vogliono far sentire la loro voce adesso, i loro diritti.

Qual é secondo te l’obiettivo del partito? Perché ha avuto una reazione così violenta e una posizione così strenua nonostante i risvolti che le manifestazioni hanno subito in questi giorni?

Loro vogliono trasformare le cose nei soldi. Vogliono far vedere il loro potere. Noi siamo una Repubblica dal 1923 e questo partito sembra voglia inserire soltanto le sue regole, quelle religiose in modo particolare. Noi siamo un paese laico ma con loro questa libertà sembra minata. Questa non è democrazia: non può essere la religione a governare!

Gli striscioni delle manifestazioni portano la scritta “Dimissioni Erdogan”: sei d’accordo?

Si certo le dimissioni sono una soluzione, ma basterebbe che il presidente si scusasse, che dicesse: “Chiedo scusa, ho capito le vostre motivazioni, da adesso cercherò di fare meglio”.

Cosa ne pensi della solidarietà che si stanno dimostrando i cittadini turchi tra loro e anche diverse città in tutto il mondo?

E’ bellissima, la gente si aiuta a vicenda e tutti hanno uno stesso pensiero per cui lottare. Hanno bloccato tutti i media ma la gente per strada vede e informa con i social network. Facebook e Twitter sono pieni di post dove circolano notizie ed immagini, dove si lanciano slogan e proteste. Le proteste nel parco vanno avanti e la gente chiede ad amici quello di cui a bisogno: beni di prima necessità come il cibo e l’acqua. La gente aiuta i manifestanti e scende in piazza con loro. Questa non è una resistenza politica come ha detto il premier. Varie etnie, varie città e gruppi sociali hanno un unico scopo: rendere il nostro paese un paese laico, che ascolti la voce dei suoi cittadini. Vogliono che la democrazia sia anche un fatto, non soltanto una parola.

Quanto andranno avanti secondo te queste proteste?

Questa volta le proteste dureranno finché i lavori non cesseranno. Questa volta i cittadini vogliono arrivare fino in fondo ed essere ascoltati.

Se dovessi lanciare un messaggio, cosa diresti ai tuoi concittadini in questo momento?

Direi: “Her yer Taksim, her yer Direnis”, che significa: “Ovunque è Taksim, ovunque è resistenza”.

Federica Bani

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