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venerdì , 28 luglio 2017
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Istat: Consumi a picco nel 2013. E intanto incombe l’aumento dell’IVA

L’Istat presenta il comunicato molto negativo sulla vendita al dettaglio. Oltre ad un sostanzioso calo dei consumi, all’orizzonte si prospetta  anche l’aumento dell’IVA. Dura critica dalla  Cgia :”Dobbiamo impedirlo.

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Fonte: Oltremedianews

Il  24 Aprile l’Istat ha fornito un comunicato sulle vendite al dettaglio, evidenziando una situazione nient’affatto rosea sia per quanto riguarda prodotti alimentari che non alimentari.  Osservando i dati sulle vendite relativi al periodo gen-feb 2013 si denota infatti un calo del  4,8%  rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (valore totale tra il 4,0% dei prodotti alimentari e il 5,3% dei prodotti non alimentari) . 

E’ interessante osservare come non si salvino da questa contrazione delle vendite neanche  le grandi distribuzioni  ( con una flessione del 3,5% ), ma le realtà che  in ogni caso soffrono maggiormente la riduzione dei consumi sono certamente le imprese che operano su piccole superfici  ( calo del 6,0%).

A questa situazione si aggiunge, come una spada di Damocle, il temuto aumento dell’Iva che dovrebbe scattare il 1° luglio,  portando l’aliquota ordinaria dal 21 al 22%.  A dare l’allarme è la Cgia di Mestre, che, tramite il segretario Giuseppe Bortolussi, afferma:

” Bisogna assolutamente scongiurare questo aumento; se ciò non avverrà, corriamo il serio pericolo di far crollare definitivamente i consumi che ormai sono ridotti al lumicino. Questa è una crisi economica che va affrontata dalla parte della domanda: solo incentivando i consumi interni possiamo rilanciare la produzione. Altrimenti, siamo destinati ad accentuare la fase recessiva che comporterà un aumento delle chiusure aziendali e la crescita del numero dei senza lavoro“.

La formula della Cgia, evidentemente contraria all’aumento della tassa, è molto chiara: operare sulla domanda aggregata e incentivare i consumi per contrastare l’incombente recessione e la disoccupazione in aumento.

La Cgia specifica che l’aumento dell’Iva non interesserà comunque i beni di prima necessità come alimentari, sanità, istruzione, l’abitazione ecc…, beni ai quali è applicata l’IVA al 10% o al 4% o non applicata affatto.

Riferimenti:

comunicato Istat

comunicato Cgia

  Alessandro Pratesi

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