Istat. Oltre sei milioni in italia i senza lavoroTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Istat. Oltre sei milioni in italia i senza lavoro

Secondo le tabelle Istat relative al secondo trimestre 2013 sarebbero oltre sei milioni gli italiani senza lavoro. Numeri da bollettino di guerra che ci parlano del disagio profondo che ha colpito il nostro Paese.

E’ questo il futuro che si aveva in mente per le nuove generazioni? Le tabelle Istat relative al secondo trimestre del 2013 hanno tracciato un profilo agghiacciante della situazione italia: sei milioni di persone tra disoccupati e sfiduciati che sono senza lavoro. Un dato terribile, secondo noi peraltro sottostimato, che rende l’idea in modo plastico del disagio che attraversa il nostro Paese da Nord a Sud. I disoccupati sarebbero 3,07 milioni cui si aggiungono 2,99 milioni di persone che non cercano lavoro ma sono disponibili a lavorare, i cosiddetti scoraggiati, e quelli che cercano lavoro ma non sono subito disponibili. Nel secondo trimestre 2013, dati alla mano, c’erano 2.899.000 persone tra i 15 e i 74 anni che pur non cercando attivamente lavoro sarebbero state disponibili a lavorare. A questi ci sono da aggiungere altre 100.000 persone che pur cercando lavoro, non erano immediatamente disponibili. Gli scoraggiati sarebbero quasi 1,3 milioni, persone cioè stanche di cercare un lavoro che nella quasi totalità dei casi è un lavoro sfruttato o precario senza alcuna possibilità di futuro. Sono sempre di più i ragazzi che non ne possono semplicemente più, anche perchè vivere rimanendo a casa con i propri genitori facendo lavori sfruttati magari per trecento euro al mese o a provvigione diventa spesso una condanna peggiore della disoccupazione stessa. Chiaramente il Sud Italia ha subito in modo molto pesante la crisi, con la metà dei disoccupati totali che si trova proprio in meridione. Dei tre milioni di inattivi potenzialmente occupabili, ben 1,8 milioni è al sud, ma ci sono anche 2,5 milioni di persone che sono occupati con un “part-time” involontario. Insomma un vero e proprio bollettino di guerra che la dice lunga sui danni di questo sistema economico che qualcuno vorrebbe farci credere essere il “migliore possibile”.

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