Istruzione: bene comune o bene privato?Tribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Istruzione: bene comune o bene privato?

Riceviamo e pubblichiamo l’accorata e interessante lettera di una studentessa che vive sulla sua pelle l’annosa questione dei test di medicina rivolta al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e che pone importanti interrogativi sulla necessità di rivedere i piani di studio e l’intero sistema educativo per evitare che l’istruzione diventi proprietà dell’economia. 

In questi giorni bacheche, giornali e siti blog sono stati tempestati da lettere scritte da studenti, come me, per dare sfogo all’opposizione contro i test d’ammissione, in particolare quelli di medicina. Oggi, forse per questioni economiche o per altre ragioni a me ignote, quella di medicina è la facoltà più ambita da noi ragazzi. Al di là delle proprie inclinazioni, che non sto qui a giudicare, il nostro futuro è decretato da una test che prevede conoscenze non approfondite e consolidate al liceo (che sia classico, scientifico o umanistico). A questo punto la domande sorge spontanea: è il liceo a non funzionare come dovrebbe o forse bisogna rettificare gli standard dei test? Eppure nessuno non è ancora stato in grado di rispondere a questa domanda e soprattutto di prendere la situazione in mano per cambiarla a beneficio nostro. Ogni iniziativa, ogni cambiamento sembra essere preso per ritorcersi contro noi e ostacolare il nostro percorso: i test di medicina, in particolare, ne sono la prova lampante. Provenendo da un liceo, posso testimoniare che passiamo cinque anni, chi più-chi meno, a lottare e dare il meglio per ottenere un diploma con la convinzione che possa fornirci una formazione che sia un biglietto d’ingresso a qualunque genere di facoltà. Una volta diplomati, ancora reduci del liceo, prendiamo consapevolezza del fatto che non sia più così. Cinque anni di liceo non bastano più. Così, quasi costretti pur di ottenere e conquistare le nostre ambizioni, siamo costretti a ricorrere a corsi privati che richiedono quote esose. Adesso mi chiedo: istruzione per ricchi e poveri o solo per ricchi? Carissimo ministro, non credi che forse sia necessario rivedere un po’ i piani di studio e l’intero sistema educativo? O lasciamo che anche l’istruzione diventi proprietà dell’economia?

La scuola è intesa come il cosiddetto “ascensore sociale” che permette anche alle classi meno agiate di acquisire un medio livello culturale che permetterà di migliorare le proprie condizioni sociali ed economiche e soprattutto culturale perché forse lacerate da basi non abbastanza consistenti. Oggi questo risulta essere un fatto ambiguo e piuttosto che di progresso, si tratta di regresso poiché il figlio di un medico potrà avere la possibilità di accedere all’istruzione superiore e corsi privati a differenza del figlio di un contadino o disoccupato che viene lasciato a putrefare nella sua condizione poco agiata nonostante i suoi sogni abbiano la stessa forma, colori e sostanza del figlio di un medico o di qualunque impiegato statale. Io vivo a Palermo e questa situazione la tocco con mano quotidianamente.Concludo, quindi, carissimo ministro dell’istruzione di prendere atto dei nostri sogni e in particolare di noi aspiranti medici che questi test stanno distruggendo. Noi non valiamo 100 minuti di test; siamo molto di più. Voler fare il medico è qualcosa per tutti ma allo stesso tempo per pochi. Piuttosto che sperperare tempo cercando di formulare il test più difficile per ostacolarci, vi invito a sperperare il tempo provando a rivalutare e rettificare l’intero sistema pedagogico italiano.

Miriana Fallo

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