Italia E Turchia. Due Vuoti Democratici A ConfrontoTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Italia E Turchia. Due Vuoti Democratici A Confronto

Mentre in Turchia assistiamo al ritorno insistente dell’Agorà, con l’ennesima occupazione di una piazza da cui le popolazioni rivendicano il proprio spazio democratico usurpato. In Italia siamo costretti a subire l’ennesimo insulto democratico.

E’ di questa mattina, infatti, la notizia della nomina dell’ennesima “Commissione di 35 saggi” adepti alle “riforme costituzionali”. Ormai si procede per espropri democratici qui da noi, almeno da quando l’ingombrante figura quirinalizia ha assunto l’abitudine politica e l’esecutivo (plasmato dal primo Presidente rieletto) s’inchina fedelmente a un potere altro rispetto alla Costituzione. Quale sia questo potere non è dato sapere. Certo potremmo affidarci all’eminente costituzionalista Zagrebelsky (lui sì un saggio), il quale, appena ha saputo della Commissione per le riforme istituzionali ha subito fatto notare le inquietanti similitudini (ancora una volta) con quel famoso “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli. Questo altro potere, almeno stavolta, non è l’Europa, poiché nelle ultime direttive, tra le tantissime riforme richieste, non risulta alcun riferimento ad una riforma istituzionale. Qualunque sia, questo potere misterioso che riempie ogni buco della politica, coglie la palla delle “larghe intese” al balzo per tornare a porre al centro del dibattito politico la revisione della forma di governo e della Costituzione. Inutile ricordare la totale assenza di legittimità di chi propone una simile riforma: il Pdl sconfitto alle elezioni e il Pd in piena fase di travaglio interno dopo l’implosione sull’elezione di Rodotà. Così, tra una stranezza e l’altra una commissione “tecnica” di “saggi” (scienziati o stregoni? Anche il lessico si confonde) viene nominata e, dopo aver visto la distruzione economica apportata dai “tecnici” dell’economia in un solo anno e aver pagato l’inoperosità della prima commissione di “saggi”, fare gli scongiuri è d’obbligo.

Non commettete poi l’errore di scorrere i nomi, perché allora vedrete ritornare i soliti noti (Violante, Frattini, D’Onofrio, Onida, Panebianco ecc.), “saggi” conclamati, alcuni di questi addirittura presenti nella prima lista di Napolitano utilizzata da trampolino di lancio per le “larghe intese”.

A tutto questo va poi aggiunta l’unica concessione al popolo, sostenuta strenuamente dal M5S e fatta propria da tutta la “vecchia politica”, ovvero la riduzione del numero di parlamentari. Un ridimensionamento dei numeri della politica che mette d’accordo tutte le forze parlamentari, ma che nei fatti non farà altro che ridurre la rappresentanza con un risparmio dei costi irrisorio. Certo, c’era la riforma elettorale, ma che ci volete fare Finocchiaro ha calato dall’alto il proprio niet.

Dunque ci teniamo una tecnocrazia politica diventata oligarchia, sostenuta da leaderismo, paternalismo ed elitismo democratico. Troviamo così un mix interessante di -ismi politici a sorreggere le premesse della riforma costituzionale che nessuno ha chiesto, di cui nessuno sente la necessità, ma di cui tutti, da un po’ di giorni, parlano.

Lo stesso Pd con le sedi occupate qualche mese fa, oggi è pronto a fare di una “legislatura di transizione” una “legislatura costituente” e a revisionare la “Costituzione più bella del mondo” assieme a Berlusconi. Ovviamente non subisce alcuna spaccatura interna, poiché come abbiamo potuto constatare nel post-elezioni i germi del berlusconismo sono vivi e vegeti dentro il centrosinistra italiano e producono costantemente quella reazione detta “grillismo” che propone Rodotà e poi lo insulta perché di sinistra. Forse solo la schizofrenia riesce a spiegare la situazione mentale dell’italiano politico oggi. Nel frattempo ci sarebbe da tenere alta l’attenzione proprio sull’aggettivo democratico, decisamente inflazionato dal partito che si richiama ad esso, poiché proprio in Turchia il Presidente dalle riforme costituzionali facili vacilla e nei giorni scorsi ha già represso nel sangue le sollevazioni popolari. Tre ragazzi sono già rimasti uccisi e le manifestazioni non accennano a placarsi. In Italia, invece, stamattina un sindaco è stato preso a manganellate dalle forze dell’ordine mentre manifestava con gli operai intenti a difendere il proprio lavoro.

Infatti, l’elemento più paradossale di queste democrazie occidentali è proprio questo: parole come “lavoro”, “libertà”, “diritti” vengono completamente travisate; addirittura il potere procede a riforme costituzionali arbitrariamente e spesso senza legittimità. Così la distanza dalle dittature si assottiglia a tal punto da far divenire i regimi politici occidentali vere e proprie “dittature democratiche” (rif. “Giulio Cesare. Il dittatore democratico”, L.Canfora). E allora la ribellione diventa logica conseguenza.

Alex Marsaglia

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