Italia. Ecco l'esercito dei lavoratori in neroTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Italia. Ecco l’esercito dei lavoratori in nero

Secondo diverse stime i lavoratori in nero in Italia sarebbero oltre tre milioni e produrrebbero più di 102 miliardi di Pil irregolare all’anno, equivalente al 6,5% di quello nazionale.

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In Italia ci sono almeno tre milioni di lavoratori in nero. Nulla di nuovo a ben pensarci, ma di fronte alle cifre a essi collegati c’è da riflettere. Questi tre milioni di lavoratori in nero producono più di 102 miliardi di Pil irregolare all’anno, occultando al Fisco italiano qualcosa come 43,7 miliardi di euro di gettito. I dati sono stati diffusi dalla Cgia di Mestre sulla base dei dati del 2011, e la maggioranza dell’economia irregolare sarebbe locata al Sud, anche se il Nord sta peggiorando progressivamente. Il fenomeno coinvolge sia i lavoratori dipendenti che fanno un secondo lavoro, sia i cassaintegrati e i pensionati, ma anche i disoccupati che n attesa di rientrare ufficialmente nel mercato del lavoro racimolano delle entrate attraverso un’attività irregolare. Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione, ha segnalato come l’economia sommersa abbia fatto segnare una forte impennata: “in questi ultimi anni chi ha perso il lavoro non ha avuto alternative e per mandare avanti la famiglia ha dovuto ricorrere a piccoli lavoretti per portare a casa qualcosa”. Secondo diverse stime circa la metà delle tasse occultate al Fisco dal lavoro irregolare, 19,2 miliardi su 43, sarebbe concentrata al Sud del Paese. La regione con più incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil è la Calabria con il 18,6%, dove per ogni singolo residente si registrano 1.375 euro di imposte evase, seguita dalla Basilicata (14,7%, con “appena” 45.600 lavoratori in nero), dove per ciascun residente le tasse che mediamente vengono a mancare sono pari a 1.174 euro all’anno e, al terzo posto, dal Molise (14,6%, con 27.000 lavoratori irregolari), regione in cui le imposte non versate per residente ammontano a 1.282 euro all’anno. Questi dati fanno emergere l’inconsistenza delle teorie che giustificano il lavoro in nero come una sorta di ammortizzatore sociale. Si dimentica infatti che è proprio l’assenza di lavoro, il livello basso di salari e pensioni a fornire il propellente che alimenta il lavoro in nero. Dove c’è un minimo di lavoro invece, il lavoro in nero scende vertiginosamente. Inoltre si dimentica che spesso e volentieri sono proprio le aziende a richiedere prestazioni in nero ai lavoratori. Pagare pochi spiccioli per i lavoretti infatti conviene in quanto permette ai datori di lavoro di risparmiare sia sullo stipendio, sia sugli impegni previsti dalla legge. 

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