Italia. In Emilia almeno 22.000 lavoratori a rischioTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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Italia. In Emilia almeno 22.000 lavoratori a rischio

Tra pochi giorni oltre 22.000 lavoratori emiliani resteranno senza la cassa integrazione in deroga. Visto e considerato che molti di loro non torneranno a lavoro, il problema è molto sentito, ancor più che la Cgil ha ammesso preoccupata che da Roma non arriva alcun segnale sul rifinanziamento.

E meno male che la crisi era alle spalle. Non certo in Emilia dove tra meno di due settimane oltre 22.000 lavoratori vedranno scadere la loro cassa integrazione in deroga, un autentico dramma per loro, ma anche per le loro famiglie e per il territorio già duramente colpito dalla crisi economica. Molti di questi 22.000 lavoratori semplicemente non potranno rientrare a lavoro, vuoi perchè nel frattempo la loro azienda precedente ha chiuso i battenti, vuoi perchè a causa della crisi hanno effettuato delle ristrutturazioni. Quasi tutti i 22.000 sono lavoratori che provengono da piccole aziende del terziario, quelle appunto che sono state maggiormente colpite dalla crisi degli ultimi anni. Tra di loro però non mancano nemmeno lavoratori che provengono da grandi aziende come la Cesi di Imola, con i suoi 300 dipendenti che a fine maggio rimarranno senza alcun ammortizzatore sociale e con scarse possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro. A suonare il campanello d’allarme ci ha pensato la Cgil che ha anche chiesto che la cassa in deroga venisse finanziata fino al 31 dicembre. Al momento però il governo non ha risposto nè in modo positivo nè in modo negativo così i lavoratori rimangono sospesi in attesa di sapere cosa riserverà loro il futuro. Anche perchè la Regione non può anche volendo finanziare in modo autonomo la cassa in deroga fin quando il ministero non garantirà la copertura delle risorse. E in molti vedono già in prospettiva la fosca possibilità del licenziamento, che sembra concretizzarsi ogni giorno di più. E dato che tale vicenda coinvolge anche migliaia di famiglie il timore è che possa esserci  una ripercussione anche nel bolognese.

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