Italia. La fuga dagli atenei è un disastro ma anche un "obiettivo raggiunto" del centrodestra | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Italia. La fuga dagli atenei è un disastro ma anche un “obiettivo raggiunto” del centrodestra

L’Italia è in crisi e una delle prove è sicuramente lo stato disastroso dell’università italiana. I governi di centrodestra hanno infatti letteralmente distrutto il sistema universitario e negli ultimi dieci anni si sono persi ben 58.000 studenti immatricolati.

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Lo stato dell’università italiana è a dir poco disastroso. Negli ultimi dieci anni infatti non solo ci sono stati ben 58.000 immatricolati in meno, dai 338.483 del 2003 ai 280.144 del 2012, ma sono diminuiti anche i laureati, i docenti e i fondi. Una vera e propria apocalisse culturale, fortemente voluta dai tagli indiscriminati imposti dal centrodestra e da quella Gelmini che oggi si aggira ancora negli studi televisivi a magnificare le sue mirabili riforme. Il Cun, consiglio universitario nazionale, ha pubblicato un documento rivolto all’attuale governo e al Paese nel quale si lancia un disperato grido di allarme. A partire dal 2009  infatti, il Fondo di finanziamento ordinario è sceso del 5% ogni anno, e negli ultimi dieci anni il calo delle immatricolazioni ha riguardato tutto il territorio nazionale e la gran parte degli atenei. La laurea inoltre interessa sempre meno, e questo lo si deve proprio alla politica, anzi al centrodestra, che per anni ha cercato di colpevolizzare proprio i giovani, accusandoli di volersi prendere una laurea di non voler lavorare. Un danno gravissimo soprattutto alla cultura del nostro paese, un danno che nessuno sarà chiamato a risarcire. Le iscrizioni sono scese verticalmente negli ultimi cinque anni, con  un calo del 4% tra il 2007 e il 2011 (dal 51 al 47%).L’ufficio studi di Almalaurea ha poi segnalato un ulteriore problema, quello degli abbandoni scolastici, che potrebbe almeno in parte spiegare i nuovi dati: “La selezione pre-università è talmente forte che oggi si iscrivono a una facoltà 29 diciannovenni su cento. Se consideriamo la popolazione che termina le scuole superiori, il calo è stato del 10%: dal 74% dei primi anni del 2000 si è passati al 64%“. I laureati quindi sono sempre di meno, e la media nazionale risulta essere largamente al di sotto della media Ocse, al 34esimo posto su 36. Solo il 19% dei 30-34enni ha una laurea, contro una media europea del 30%. Il 33,6% degli iscritti, infine, è fuori corso mentre il 17,3% non fa esami. In tutto questo il numero dei laureati italiani è destinato a calare ancora perchè negli ultimi tre anni il fondo nazionale per le borse di studio è stato drasticamente ridotto. Ma non è finita qui, negli ultimi sei anni sarebbero stati eliminati qualcosa come 1195 corsi di laurea, e scomparsi ben 84 corsi triennali e 28 specialistici e magistrali. Considerato che anche il personale docente è stato tagliato in modo indiscriminato, la situazione sembra drammatica. Anche dottorati, assunzioni, fondi e laboratori brancolano nel buio, e non sembra che la rivalutazione dell’università sia al centro dei programmi delle coalizioni che ambiscono a governare il Paese, insomma un’emergenza educativa di primordine che desta preoccupazione e sconcerto, soprattutto perchè è il risultato di dieci anni di una politica dissennata nei confronti della cultura.

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