Italia, la terra delle opportunità, ma per lo sfruttamentoTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Italia, la terra delle opportunità, ma per lo sfruttamento

Il governo italiano ha prodotto una brochure nella quale si invitano gli stranieri in Italia in quanto “gli stipendi sono più bassi della media europea”. Ennesima vergogna tutta italiana che mette in ridicolo milioni di lavoratori sottopagati e sfruttati e ci mette al livello dei paesi del Terzo Mondo.

Una brochure esposta sul sito investinitaly.com, portale dell’Ice che reca il logo del Ministero dello Sviluppo Economico, invita gli imprenditori stranieri a investire in Italia. Fin qui nulla di male non fosse che il governo italiano ha pensato bene di magnificare il basso costo della manodopera italiana. Insomma non solo i ragazzi italiani laureati non riescono ad entrare nel mondo del lavoro e vengono chiamato choosy e fannulloni quando non “sfigati”, ma oggi vengono anche trattati alla stregua di schiavi che vengono proposti al padrone in una gara al ribasso che ci ricaccia indietro nel tempo vanificando decenni di lotte sociali e di conquiste. Sembra quasi che il fatto che i salari italiani siano tra i più bassi d’Europa sia un punto di forza, e allora viene da chiedersi se questo non rientri esattamente nei piani di una certa Europa neoliberista che vorrebbe smantellare diritti sociali per poter atomizzare sempre di più la società, abbassare i salari e ottenere maggiori profitti per una ristretta cerchia di persone. Entrando maggiormente in dettaglio la brochure recita: “L’Italia offre un livello dei salari competitivo che cresce meno rispetto alla Ue e una manodopera altamente qualificata dei profili specializzati”. Insomma al posto che lavorare per invertire la tendenza il governo pensa bene di rigirare la frittata e utilizzare proprio il disagio di giovani e laureati per ottenere un vantaggio politico ed economico. Ecco quindi che il ritorno del nostro Paese a Terzo Mondo si sta costruendo giorno per giorno, tra inviti alla fertilità e magnificatio della precarietà.

Tribuno del Popolo

 

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