Italia, lo "Stivale" americanoTribuno del Popolo
domenica , 17 dicembre 2017
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Italia, lo “Stivale” americano

“La Repubblica” ha pubblicato un’inchiesta che ci racconta come l’Italia sia l’unico paese in Europa dove gli investimenti militari del Pentagono aumentano progressivamente da lancio. La Penisola ora assomiglia a una gigantesca “base di lancio” per le avventure belliche a stelle e strisce. 

La Guerra Fredda è finita da un pezzo, ma al Pentagono sembrano avere idee molto diverse dalla pacificazione e dalla smobilitazione militare. O meglio, da qualche parte hanno smobilitato, vedi la Germania, dove gli Usa hanno ridotto dell’80% le loro truppe, dai 250.000 del 1989 ai 50.000 di oggi. Ma se la Casa Bianca ha smobilitato in Germania, non si può dire lo stesso dell’Italia, trasformata in una vera e propria “base di lancio” per le operazioni militari nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Attualmente in Italia si trovano 13.000 soldati con almeno 16.000 familiari, in realtà la stessa percentuale del 1991, ma  triplicata dal momento che 22 anni fa i soldati Usa in Italia erano solo il 5% delle truppe presenti in Europa contro il 15% odierno. A riferirlo una lunga analisi pubblicata sulla rivista americana “Mother Jones”, che già in passato aveva pubblicato diversi scoop tra i quali uno che lo scorso anno aveva messo a tappeto Mitt Romney. “Mother Jones” all’epoca diffuse un video in cui Romney ammise candidamente che non si sarebbe mai occupato del 47% degli americani, perchè non elettori repubblicani. Fino a oggi gli Stati Uniti hanno speso in Italia negli ultimi vent’anni qualcosa come 2 miliardi di dollari per ammodernare le basi di Napoli, Aviano, Sigonella, Pisa e Vicenza. A questa somma peraltro andrebbero aggiunte quelle impiegate in investimenti segreti. Attualmente in Italia sarebbero in funzione 59 installazioni militari Usa, poco meno delle 179 in Germania e delle 103 in Giappone. Poi prima dell’Italia ci sono solamente Afghanistan con 100 basi, e Corea del Sud con 89. Disaggregando parte degli investimenti a partire dal 1992 sono stati spesi 610 milioni di dollari (metà sul conto della Nato) nella base dell’aeronautica di Aviano dove hanno sede diverse squadriglie di caccia-bombardieri F-16, cui se ne sono aggiunti altri 115 milioni solo nel 2004. Sempre negli ultimi quindici anni la Us Navy ha speso anche 300 milioni per una base all’aeroporto di Capodichino a Napoli, peraltro la sede della VI Flotta del Mediterraneo. Ma non è finita qui. A Sigonella, in Sicilia, vi è il cuore della “lotta al terrore” e delle operazioni americane in Africa. Solo nel 2001 gli americani hanno speso ben 300 milioni di dollari per la Sigonella Naval Air Station, e altri ancora ne avranno spesi nel 2008, quando è stato firmato un accordo segreto tra Washington e Roma per renderla la base operativa dei droni americani. Dal 2003, sempre a Sigonella, sono schierati aerei da spionaggio elettronico P-3 per “monitorare i gruppi di insorti in Africa settentrionale ed occidentale“. Dal 2011 l’Africom (comando Usa pr l’Africa) “ha schierato una task force di circa 180 marine e due aerei da trasporto per addestrare alle operazioni anti-terrorismo personale in Botswana, Libia, Gibuti, Burundi, Uganda, Tanzania, Kenya, Tunisia e Senegal“. E infine come  non nominare la base Muos che gli americani stanno costruendo nella riserva naturale di Niscemi? 

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/soldiersmediacenter/3865251472/”>The U.S. Army</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>cc</a>

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