Italia, lo "Stivale" americanoTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Italia, lo “Stivale” americano

Italia, lo “Stivale” americano

“La Repubblica” ha pubblicato un’inchiesta che ci racconta come l’Italia sia l’unico paese in Europa dove gli investimenti militari del Pentagono aumentano progressivamente da lancio. La Penisola ora assomiglia a una gigantesca “base di lancio” per le avventure belliche a stelle e strisce. 

La Guerra Fredda è finita da un pezzo, ma al Pentagono sembrano avere idee molto diverse dalla pacificazione e dalla smobilitazione militare. O meglio, da qualche parte hanno smobilitato, vedi la Germania, dove gli Usa hanno ridotto dell’80% le loro truppe, dai 250.000 del 1989 ai 50.000 di oggi. Ma se la Casa Bianca ha smobilitato in Germania, non si può dire lo stesso dell’Italia, trasformata in una vera e propria “base di lancio” per le operazioni militari nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Attualmente in Italia si trovano 13.000 soldati con almeno 16.000 familiari, in realtà la stessa percentuale del 1991, ma  triplicata dal momento che 22 anni fa i soldati Usa in Italia erano solo il 5% delle truppe presenti in Europa contro il 15% odierno. A riferirlo una lunga analisi pubblicata sulla rivista americana “Mother Jones”, che già in passato aveva pubblicato diversi scoop tra i quali uno che lo scorso anno aveva messo a tappeto Mitt Romney. “Mother Jones” all’epoca diffuse un video in cui Romney ammise candidamente che non si sarebbe mai occupato del 47% degli americani, perchè non elettori repubblicani. Fino a oggi gli Stati Uniti hanno speso in Italia negli ultimi vent’anni qualcosa come 2 miliardi di dollari per ammodernare le basi di Napoli, Aviano, Sigonella, Pisa e Vicenza. A questa somma peraltro andrebbero aggiunte quelle impiegate in investimenti segreti. Attualmente in Italia sarebbero in funzione 59 installazioni militari Usa, poco meno delle 179 in Germania e delle 103 in Giappone. Poi prima dell’Italia ci sono solamente Afghanistan con 100 basi, e Corea del Sud con 89. Disaggregando parte degli investimenti a partire dal 1992 sono stati spesi 610 milioni di dollari (metà sul conto della Nato) nella base dell’aeronautica di Aviano dove hanno sede diverse squadriglie di caccia-bombardieri F-16, cui se ne sono aggiunti altri 115 milioni solo nel 2004. Sempre negli ultimi quindici anni la Us Navy ha speso anche 300 milioni per una base all’aeroporto di Capodichino a Napoli, peraltro la sede della VI Flotta del Mediterraneo. Ma non è finita qui. A Sigonella, in Sicilia, vi è il cuore della “lotta al terrore” e delle operazioni americane in Africa. Solo nel 2001 gli americani hanno speso ben 300 milioni di dollari per la Sigonella Naval Air Station, e altri ancora ne avranno spesi nel 2008, quando è stato firmato un accordo segreto tra Washington e Roma per renderla la base operativa dei droni americani. Dal 2003, sempre a Sigonella, sono schierati aerei da spionaggio elettronico P-3 per “monitorare i gruppi di insorti in Africa settentrionale ed occidentale“. Dal 2011 l’Africom (comando Usa pr l’Africa) “ha schierato una task force di circa 180 marine e due aerei da trasporto per addestrare alle operazioni anti-terrorismo personale in Botswana, Libia, Gibuti, Burundi, Uganda, Tanzania, Kenya, Tunisia e Senegal“. E infine come  non nominare la base Muos che gli americani stanno costruendo nella riserva naturale di Niscemi? 

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/soldiersmediacenter/3865251472/”>The U.S. Army</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>cc</a>

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