Italia nella palude dell'ottimismoTribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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Italia nella palude dell’ottimismo

Anche se le previsioni sulla finanza pubblica non lasciano molti motivi di preoccupazione, il rischio è quello di rimanere bloccati in una palude di speranze senza attivarsi con concrete mosse di ripresa.

Al momento il deficit sfiora la soglia del 3% del Pil e ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato, per i prossimi tre anni, un piano sul contenimento dello spread a quota 100 sui titoli tedeschi. Questo senza ricorrere a manovre straordinarie o senza inaugurare un nuovo periodo di grandi sacrifici. L’impressione sembra positiva, ma le conseguenze insufficienti: la crescita del Pil salirebbe di un debolissimo 1%, troppo poco per mettere al sicuro i conti pubblici e far ripartire il mercato. Il rischio è quello di galleggiare su una palude in cui non rischiamo più di affondare, ma mancano spinte abbastanza forti per uscirne del tutto. Di certo la scelta di togliere l’IMU, che rende obbligato un aumento dell’IVA, non incoraggia i consumi. Come anche il far rimandare di soli tre mesi questo aumento. Se gli italiani dovessero riuscire a risparmiare qualcosa non inizierebbero di certo a spendere di più, proprio per timore di quello che potrebbe accadere alla scadenza di questi tre mesi. L’operazione è insignificante. Letta intanto sta cercando di rendere più appetibile l’Italia per trovare imprenditori esteri disposti a investire in Italia, portando capitale e lavoro, mentre le grandi aziende italiane si stanno vendendo ad azionisti esteri per uscire da una situazione per loro sostenibile. La svendita di queste due grandi aziende, Alitalia e Telecom, è in corso, dopo i tentativi fallimentari di privatizzazione. Questa è l’Immagine di un’Italia che si sta vendendo. Debole, non riesce a proteggere il suo patrimonio che sta passando in mano allo “straniero”. Ma in questo secolo non si parla più di territorio, ma di impossessarsi direttamente delle ricchezze di uno Stato. Ci stiamo poco a poco cedendo a investitori stranieri che finiranno per diventare i padroni nella gestione della nostra economia. “Jo Condor” non può aspettare troppo ed è ben consapevole di questo.

Glenda Silvestri

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