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lunedì , 24 luglio 2017
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Italia. Prove di Terzo Mondo?

“Prima o poi diventeremo come il Terzo Mondo”, quante volte ciascuno di voi avrà sentito questa frase pronunciata su qualche autobus o in qualche bar, da uomini e donne della strada…

Non starò qui a scrivere un ovvio e retorico elenco delle cose che sono peggiorate in Italia negli ultimi vent’anni, certo è che in pieno 2012 ci troviamo a constatare un Paese che sprofonda nel baratro, sempre più vicino a quel Terzo Mondo evocato come uno spauracchio quando le prime crepe incrinano il benessere faticosamente conquistato negli ultimi decenni. Per la verità l’Italia ha sempre avuto i suoi problemi, gravi, endemici, quasi irrisolvibili, che però negli ultimi vent’anni di berlusconismo si sono cronicizzati, esplodendo poi con l’avvento della crisi economica. Inutile dire che tutta l’Europa attraversa un momento di difficoltà epocale, e la stessa tenuta dell’Ue nell’immediato futuro viene messe in discussione. Come se non bastasse mai come oggi milioni di giovani guardano al futuro con timore e non con speranza, un dato questo di una gravità che non va sottovalutata. E si perchè in Italia quando esisteva la miseria, quella vera, era la speranza a tenere in vita il Paese, dando a milioni di cittadini la sensazione che con il lavoro e la pazienza si sarebbe potuto costruire un futuro migliore per sè e per i propri figli. Oggi questo sogno si è infranto a pochi passi dalla sua realizzazione, e oggi non resta che provare a raccogliere i cocci, sperando che almeno quelli possano essere messi da parte per tempi migliori. E’ un Italia quella del 2012 che mai come oggi è vicina a sprofondare nel Terzo Mondo, salvo scoprire che molti paesi che di quel Terzo Mondo facevano parte, oggi invece compiono il percorso inverso. Un sistema di trasporti inefficiente e sempre più privatizzato che offre eccellenza ai ricchi e vagoni vecchi e maleodoranti ai comuni mortali; un sistema sanitario che subisce tagli indiscriminati andando a pesare, come al solito, su deboli e malati; una giustizia lenta e inefficace che permette sempre e comunque ai furbi di farla franca sulle persone oneste, una giustizia che condanna a 10 anni undici persone coinvolte nelle devastazioni del G8 di Genova e che lascia impuniti torturatori, omicidi, truffatori, evasori. Un Paese dove si può ancora impunemente ripescare ideali fascisti senza incontrare ostacoli, e dove viceversa a protestare in piazza si rischiano manganellate e arresti indiscriminati. Un Paese, il nostro, dove per accedere al mondo del lavoro conviene più conoscere le persone “giuste” che studiare e ottenere l’eccellenza negli studi. Un Paese dove si preferisce tagliare sull’istruzione e la ricerca piuttosto che diminuire le spese militari, dove si preferisce continuare a invitare al rigore e al sacrificio piuttosto che far pagare le persone che continuano, ostinatamente, a non pagare le tasse. Un Paese dove ci viene imposto di lottare al ribasso per il costo della manodopera con paesi come la Cina piuttosto che puntare e investire sulla valorizzazione del nostro unico e immenso patrimonio turistico e culturale. E tutto questo avviene senza che si intraveda all’orizzonte una svolta, una luce, una speranza. Insomma, in Italia il governo dei tecnici con il placet dei partiti e delle banche sta costruendo un Paese su misura per i ricchi. Ma attenzione, è delle ultime ore la notizia dell’aumento verticale dei prezzi di soia, mais e grano, e in molti hanno già dimenticato che in Nord Africa una delle cause scatenanti della Primavera Araba è stata proprio il rincaro dei prodotti alimentari.

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