Italia, puoi dare una lezione di civiltà al mondoTribuno del Popolo
martedì , 24 ottobre 2017
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Italia, puoi dare una lezione di civiltà al mondo sui migranti

Di fronte alle stragi nel Mar Mediterraneo la tentazione, dato che l’Europa guarda dall’altra parte, sarebbe quella di fare lo stesso. Eppure esiste un’altra via, quella di dare, per una volta, una lezione al mondo aiutato comunque, anche da soli, queste persone. E’ utopia ci rendiamo conto, ma ci sembra meglio della banalità del “male” di chi vorrebbe semplicemente continuare a fare la sua vita, voltando la testa dall’altra parte. 

Piccola premessa, non viviamo fuori dal mondo, sappiamo perfettamente che il problema dei migranti che cercano la fuga nel Mediterraneo è un problema di proporzioni globali dal momento che coinvolge migliaia di persone. Tutti oggi vogliono fare qualcosa messi di fronte all’enormità della tragedia, tutti pensano di avere la soluzione in tasca e molti propongono addirittura di lanciare delle operazioni direttamente in Libia e perchè no di fare un ponte navale, che poi altro non sarebbe che un atto di guerra. Giustamente in molti suggeriscono che senza l’aiuto dell’Europa sarà impossibile gestire i flussi degli extracomunitari, e questo è sicuramente vero anche perchè la stragrande maggioranza di coloro che prendono il mare dalle coste africane in realtà non vuole affatto fermarsi in Italia e in Grecia, bensì continuare per il Nord Europa. Ma se l’Ue, coerentemente al modo con il quale affronta le politiche economiche, decide di guardare dall’altra parte e di lasciarci da soli, ci sarebbe quasi la tentazione di fare lo stesso giocando allo “scaricabarile“. Eppure quando si gioca a scaricabarile con le vite umane si rischia di essere complici della tragedia e noi riteniamo che non sia degno di un paese civile girarsi dall’altra parte di  e mondiale assieme alla Grecia, sarebbe davvero una bella lezione questa da impartire all’Europa, mostrare cioè che quei popoli che loro bacchettano per i conti in disordine sono quegli stessi che senza fare calcoli economici o guardare i conti decidono con il cuore di aiutare i loro fratelli in difficoltà, uomini che fuggono dalla disperazione di un continente dilaniato dagli scontri etnici e dal neocolonialismo. Come disse De Andrè infatti è troppo facile credersi “assolti” quando in realtà si vive all’interno di un sistema che plasticamente produce sofferenze e miseria inimmaginabili e si è quindi inevitabilmente “coinvolti”. E la miseria umana di chi non è disposto ad aiutare coloro che stanno morendo siamo certi che verrà dissipata dal cuore di chi sente forte la rabbia nei loro confronti per pensare sempre e comunque al proprio orticello. Mostrare che è possibile aiutare delle persone anche quando “non conviene”, magari farà aprire gli occhi anche a troppi che si riempiono la bocca di valori come “democrazia” e poi non riescono nemmeno a coordinare una risposta dell’Unione Europea al problema degli extracomunitari. Oggi c’è da operare una scelta netta: aiutare queste persone o farle morire, ed è chiaro che la storia emetterà il suo giudizio tra chi si sporcato le mani e rimboccato le maniche e chi, in modo criminale, si è voltato dall’altra parte. fronte a persone che muoiono. Da qui la nostra proposta, provocatoria quanto volete ma reale: se l’Europa non dovesse aiutarci nel salvare i migranti del mare, che l’Italia si sobbarchi da sola l’onere di aiutare queste persone. Che l’Italia dimostri al mondo che è possibile aiutare delle persone che stanno morendo anche senza averne un tornaconto, per semplice pietà e compassione nei confronti di un altro essere umano. Utopia? Forse. In Italia c’è anche chi ha esultato alla notizia che novecento persone erano morte in mare, eppure in Italia ci sono anche tante persone che danno e aiutano senza chiedere niente in cambio, perchè è giusto così e va fatto.

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