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martedì , 24 ottobre 2017
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Italia. Quanto manca una vera sinistra…

Ciò che salta all’occhio guardando la situazione politica italiana è la mancanza di una “sinistra” degna di questo nome. Dopo le recenti elezioni e le consultazioni con Napolitano ora il Pd proverà a fare un governo, stretto nella tenaglia tra Cinque Stelle e Pdl. E in tutto questo quanto manca una vera “sinistra” capace di tutelare cittadini, istituzioni e lavoratori.

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“Italy or Spain who is the next?”: questo c’era scritto su uno dei manifesti esposti dai cittadini ciprioti che nei giorni scorsi manifestavano contro la richiesta della Troika di prelevare i depositi bancari dei cittadini per evitare la bancarotta del Paese. La situazione italia è dunque realmente drammatica, e tale viene percepita anche all’estero, ancor più che i destini dei paesi europei sono tutti collegati e l’effetto domino è sempre sullo sfondo. In questo contesto delicatissimo le forze politiche italiane uscite dalle urne sembrano litigiose e frammentate, quasi più interessate ai giochi di potere che alla reale situazione del Paese. Diciamocelo chiaramente, ormai sembra quasi che il destino del nostro Paese sia legato anche alle scelte prese a Bruxelles, e in questa ottica si pone con prepotenza il tema della effettiva sovranità dei singoli paesi all’interno dell’Ue. Basti vedere quanto successo in Grecia, dove sostanzialmente i cittadini si sono sentiti del tutto impotenti, in balìa delle richieste della Troika.

Un contesto difficilissimo dunque, un contesto nel quale sembra essersi esaurito il ruolo storico e culturale della sinistra in questo Paese. Con queste regole, insomma, portare avanti una sinistra progettata e pensata per un altro contesto sembra quasi un’azione svuotata di significato. Questo, beninteso, non segna la sconfitta delle idee della sinistra, al contrario segna la sconfitta delle vecchie forme di portare avanti, nel contesto italiano, delle posizioni politiche che vengono percepite come “non utili” al miglioramento della situazione reale dei cittadini. In sostanza quando gli italiani si convincono che le cose andranno sempre peggio, ecco che si ha meno voglia di farsi trasportare da lotte ideali, e si ha più voglia di esternare la rabbia, vedi Grillo, oppure di pensare egoisticamente alle proprie rendite di posizione, vedi Pdl. Ne consegue che l’elettorato di sinistra, che pur per fortuna esiste, preferisce in massa votare per il “meno peggio”, ovvero per un partito, il Pd, che è di centrosinistra solo di fatto dal momento che si tratta più di un partito liberaldemocratico che socialdemocratico. E’ questa l’anomalia di un Paese, l’Italia, che ha conosciuto il più forte partito comunista d’occidente fino a ventiquattro anni fa, e che ha conosciuto la presenza di un partito comunista, Rifondazione e Pdci, nelle coalizioni di governo fino a sette anni fa. Una presenza, quella comunista, che andava all’epoca in controtendenza con il resto d’Europa, ma che non è riuscita a segnare in positivo la qualità dell’offerta politica, fino al tracollo del 2008 con la Sinistra Arcobaleno.

A causa di questa anomalia, la sinistra cosiddetta radicale è uscita con le ossa rotte proprio a ridosso della grande crisi del capitalismo, esplosa nel 2009, e che a oggi sembra acuirsi piuttosto che migliorare. Sembrerebbe logico, e in effetti nel resto d’Europa è così, che le forze di sinistra vedano aumentare i loro consensi in tempi di crisi, in Italia invece il grande vuoto è stato colmato dal Movimento Cinque Stelle, un movimento populista e non di sinistra ma che è stato capace di drenare flussi consistenti di voti. Così nella crisi peggiore patita dalla Repubblica Italiana, ci si trova senza una reale offerta politica di sinistra, senza una reale prospettiva di alternativa in grado di tutelare le categorie di lavoratori dipendenti, precari, disoccupati, pensionati, che rappresenta in realtà la maggioranza dei cittadini. Non è tardi quindi per cercare di innovare e di rilanciare una sinistra moderna, una sinistra che guardi al futuro visto e considerato che il Pd rischia di finire macinato dalla contraddizione interna tra Vendola e Bindi, tra Fassina e Renzi. Da comunisti non possiamo che auspicare una presa d’atto da parte di coloro che in questo paese si dichiarano ancora di “sinistra”, della necessità di dover rinnovare se stessi, magari provando meno vergogna nei confronti di un passato glorioso, quello del Partito Comunista, che ancora oggi ha lasciato un vuoto incolmabile tanto nelle istituzioni, quanto nella cultura del Paese.

C.Cienfuegos

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