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sabato , 21 gennaio 2017
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Italia, un bel posto per essere ricchi

In Italia quasi la metà della ricchezza è detenuta da meno del 10% delle famiglie. Lo ha detto qualche giorno fa la Banca d’Italia nel suo rapporto intitolato “La ricchezza delle famiglie italiane”. In aumento il “Coefficiente di Gini”, che misura le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza.

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Il dato reso noto dalla Banca d’Italia è inclemente: in Italia il 46% della ricchezza è saldamente nelle mani del 10% più ricco, le famiglie più povere invece detengono il 9,4% della ricchezza totale del Paese. Numeri da Terzo Mondo, numeri che fotografano un Paese dove i ricchi diventano sempre più ricchi, e i poveri diventano sempre più poveri. Anche quelli che ricchi non sono, ma non sono nemmeno poveri, che in realtà sarebbero la stragrande maggioranza, con la crisi hanno visto erosi i propri conti in banca, scivolando lentamente ma inesorabilmente verso la povertà. Si tratta del famoso Coefficiente di Gini, che misura  le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza. E’ un Paese perfetto per i ricchi, il nostro, dove leggi e governo lavorano per renderlo sempre più ospitale proprio nei confronti dei ricchi. Ma la cosa grottesca è che questo stesso Paese negli ultimi vent’anni ha votato in modo scellerato, portando al governo un partito, il Pdl, che ha lavorato in modo indefesso proprio nella direzione di concentrare la ricchezza nelle solite mani. L’Italia continua a essere un Paese “moderato”, come ha detto fino allo sfinimento Silvio Berlusconi, rivendicando la superiorità numerica del centrodestra nel Paese. Questo è sicuramente vero, ma forse occorrerebbe costruire una riflessione proprio su questo: come mai la maggioranza degli italiani è conservatrice nonostante sia esclusa dalla ricchezza e si impoverisce sempre di più? Forse i nudi dati possono riuscire a smuovere le coscienze ben di più di mille comizi politici, e forse il peso di questi dati, la fotografia di un’Italia paradiso per i ricchi (pochi), e un’inferno per i poveri (molti), inizieranno a far riflettere persone che, fino a questo momento, si sono sempre disinteressati di politica.

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