Italia, un comodo default a rateTribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
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Italia, un comodo default a rate

Mentre la nostra classe politica si balocca in chermesse ad uso e consumo dello show televisivo presso amene location nella campagna senese i dati sull’economia italiana, sfornati dall’Istat e da altri centri di ricerca, si fanno sempre più drammatici, tanto che ormai non appare azzardato parlare di scenario greco.

Il prodotto interno lordo continua la sua discesa agli inferi senza dare il benché minimo segno di ripresa nonostante ogni tre per quattro “prestigiosi” economisti vedano all’orizzonte presunte luci in fondo al tunnel. L’Istat ha infatti certificato che il nostro Pil nel primo trimestre dell’anno è caduto di un ulteriore 0.5% rispetto al trimestre precedente e del 2,3% rispetto al primo trimestre del 2012. Anche per quest’anno è facile intuire che non si vedrà la fine di questa estenuante fase di recessione anche perchè dall’estero arrivano brutte nuove: anche la Francia è ufficialmente entrata in recessione, dunque l’Europa ben difficilmente potrà trainare la nostra economia.

grafico

Illustrazione 1: fonte: lavoce.info

Come si può notare dall’illustrazione in alto il pil italiano nella sua caduta double dip è ridisceso a valori inferiori a quelli post Lehman Brothers e senza alcun accenno ad una possibile inversione di tendenza.

Infatti, anche la produzione industriale è in continua picchiata. Sempre l’Istat ha certificato che la produzione è infatti caduta di uno 0,8% rispetto al precedente mese di febbraio e che rispetto al marzo del 2012 siamo in presenza di un vero e proprio crollo: – 5,2%

germaniaaaaa

Il grafico sopra (mi limito a sottolineare solo questo dato) attesta visivamente come rispetto al picco massimo del 2007, in Italia il crollo abbia raggiunto livelli drammatici e prrobabilmente riscontrabili solo in periodo bellico: come si vede siamo di fronte ad un crollo di circa il 25%.

Andando avanti in questa breve disamina  possiamo notare come anche i consumi interni siano in una fase di gelo senza precedenti. Facile sottolineare che la causa sia addebitabile alle sciagurate politiche di austerità imposte da quello che è senza dubbio definibile come il peggior governo della storia repubblicana: quello presieduto dal “Preside dei Bocconiani Scalzi”, il Professor Mario Monti.

Sempre l’Istat certifica come ormai l’Italia sia entrata in una fase di disinflazione: ad Aprile del 2013 infatti, il tasso di inflazione è pari all’1,1% su base annua.

Non appare necessario scomodare né Schumpeter, né Keynes, né Goodwin, né Samuelson per comprendere che l’aumento spropositato della pressione fiscale (soprattutto sulle classi sociali deboli) deciso dal governo Monti ha gelato i consumi: se uno spende per pagare l’IMU è chiaro che tirerà la cinghia al supermercato.

Facile intuire le conseguenze di questa verità lapalissiana: se crollano i consumi ci sarà una tendenza ad abbassare i prezzi e dunque ci sarà un calo dell’inflazione. Inutile sottolineare che una bassa inflazione significa un aumento della disoccupazione (si veda la curva di Phillips in un qualsiasi manuale di macroeconomia a tale proposito).

In questa terribile palude non arrivano buone nuove neanche dal fronte bancario: le sofferenze ufficiali (siamo troppo malpensanti se ipotizziamo che ve ne siano altre nascoste tra le pieghe dei bilanci delle banche?) ammontano ormai complessivamente alla iperbolica cifra di 102 miliardi di euro. Facile intuire che questo crea problemi all’erogazione di prestiti sia alle imprese che alle famiglie e forse anche alla tenuta di qualche istituto di credito.

E’ quasi inutile sottolineare come la causa principale di questa catastrofe sia addebitabile alle politiche folli del Governo Monti. Mi permetto di dire, anche se sono conscio di essere un signor nessuno, che sarebbe stato bene se il Professore, anziché accreditarsi come grande economista esibendo nei salotti televisivi una sua foto con il Professor Tobin, avesse aperto i testi di qualche economista “non conformista”. Di fronte a crisi straordinarie sarebbero state necessarie risposte straordinarie e anticonformiste e non riflessi pavloviani di tipo neoclassico.

Che fare?

Difficile dirlo oramai. A mio umile modo di vedere il punto di non ritorno è stato ampliamente superato e come se non bastasse il neonato Gabinetto Letta pare il figlio legittimo del Governo Monti di cui ne continuerà la politica, al di là della retorica da campagna elettorale permanente sull’occupazione giovanile, sugli esodati, sulle famiglie e sulla ricerca. Non pare azzardato dire – e spero di cuore di sbagliarmi – che ciò che ci attende è un comodo default a rate. Bisognerà solo vedere se questo default sarà di tipo politico (consegnare la sovranità popolare alla famigerata troika) o di tipo finanziario.

PS Per carità di patria non ho speso parola sul nuovo record del debito pubblico: anche su questo versante le politiche economiche di tipo neoclassico si sono dimostrate un completo fallimento.”

Giuseppe Masala (Bud Fox) 

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