Italia. Valorizzare la cultura come premessa al benessereTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Italia. Valorizzare la cultura come premessa al benessere

Italia. Valorizzare la cultura come premessa al benessere

Sono ormai decenni che in Italia la classe politica cerca di imporre dall’alto modelli di sviluppo cercando spesso e volentieri di mutuarli da altre esperienze che però hanno ben poco in comune con lo scenario del nostro Paese. Unica al mondo, l’Italia possiede beni culturali sconfinati che basterebbe valorizzare per ottenere benessere e progresso. Quindi la domanda é: se ciò è vero, come mai non viene fatto? Noi una risposta ce l’abbiamo…

Se è vero, come è vero, che l’Italia da sola possiede più della metà dei beni culturali mondiali, allora è sin troppo facile rendersi conto che viviamo in un Paese straordinario, una parola derivante dal latino “extraordinaria” ovvero fuori dall’ordinario. Già partendo da questa semplice constatazione emergerebbe con nettezza la specificità del nostro paese che, per via della sua ricchezza culturale e della sua bellezza, non ha eguali al mondo e di conseguenza dovrebbe, sottolineiamo il condizionale, trovare una via “sua propria” al progresso. Si sprecano i paragoni ammirati con il sistema economico americano o tedesco, eppure quello che si elude è che Stati Uniti e Germania sono due paesi molto diversi dal nostro, sono due paesi completamente differenti e di conseguenza hanno elaborato dei sistemi economici e organizzativi funzionali alle proprie caratteristiche. Questo accade a nostro dire per una atavico senso di inferiorità da parte degli italiani nei confronti dei paesi del Nord Europa e anglosassoni, un senso di inferiorità talmente radicato che ha portato, a nostro avviso, il nostro Paese a rinnegare se stesso, a non volersi percepire per quello che si è. La tendenza è quella di immaginare una Italia del futuro che si vorrebbe simile all’Inghilterra o alla Germania, dimenticandosi di quelli che sono i punti di forza latenti del nostro Paese che potrebbero essere realizzati per trovare una via alternativa al progresso e al benessere comune. Con la globalizzazione il sistema economico che ha portato al “Boom” in Italia è semplicemente finito e i goffi tentativi dei governi degli ultimi venti anni per cercare di far fronte alla disoccupazione e agli interessi nazionali non sono serviti a evitare un ridimensionamento del sistema-Italia nel mondo. Anzi, si cerca in modo del tutto sbilanciato di far finta di nulla addossando i costi della mancanza di competitività sui lavoratori, cercando così di tutelare i profitti degli imprenditori, ma si sta rivelando un espediente vuoto dal momento che con la globalizzazione semplicemente in Italia non conviene più produrre merci. Il lavoro va semplicemente ridisegnato mentre in Italia e in Europa siamo di fronte a una classe politica che continua a negare l’evidenza e a voler salvare un sistema che si dimostra sempre più propagatore di ingiustizia e profitto per pochi. Se invece avessimo una classe politica ispirata dall’ideale di valorizzare al meglio le risorse del Paese, allora forse avremmo anche un governo che non taglierebbe sull’Istruzione ma investirebbe miliardi per valorizzare il nostro petrolio: i beni culturali. In un mondo in continuo mutamento l’Italia potrebbe indicare un modello di sviluppo alternativo imperniato non più nel reiterare processi di produzione basati sullo sfruttamento dei lavoratori, bensì sulla valorizzazione della cultura e della bellezza. Detto così sarebbero parole vuote ma l’Italia potrebbe, se munita delle opportune infrastrutture, ospitare venti o trenta volte il numero di turisti che ospita  a oggi, il che significherebbe drenare un grande afflusso di introiti in Italia. Chiaramente però tutto questo dovrebbe avvenire per iniziativa pubblica e non privata, in quanto solo lo Stato può organizzare il proprio patrimonio in modo che la sua fruizione produca benessere per la comunità e non solo per singole aziende. Per farlo occorrono investimenti, gli stessi investimenti che il governo continua a fare nel settore militare togliendoli ad altre voci di bilancio che, se rafforzare, rappresenterebbero un volano di crescita unico al mondo. Nei prossimi anni centinaia di milioni di cinesi usciranno dalla povertà e probabilmente entro la metà del secolo saranno abbastanza ricchi da poter permettersi viaggi in tutto il mondo, spetterà all’Italia decidere se diventare un serbatoio di lavoratori da sfruttare da multinazionali senza scrupoli oppure respingere un modello di crescita che non è proprio della sua cultura e abbracciare il futuro sapendo valorizzare le proprie risorse e rispettando i propri cittadini.

Gb

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