Italiani all’estero: è ormai ‘esodo’. In un anno doppiati gli arriviTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Italiani all’estero: è ormai ‘esodo’. In un anno doppiati gli arrivi

Il rapporto Cei Migrantes ci mostra flussi in forte crescita. Solo nel 2013 i connazionali che hanno espatriato sono aumentati del +16%; circa il doppio degli arrivi dei lavoratori stranieri. Meta preferita dagli italiani resta il Regno Unito.

Fonte: Oltremedianews

Chi viene e chi resta. Solo in un anno le partenze hanno doppiato gli arrivi, le cifre ce lo dicono chiaramente: gli italiani espatriati nello scorso anno sono stati circa 94.000, una cifra superiore ai flussi dei lavoratori stranieri immigrati in Italia, che sono ogni anno circa la metà.

Il quadro che emerge dal rapporto pubblicato dalla Fondazione della Cei raffigura un Paese che non riesce a tamponare le emorragie interne e consegna ai suoi cittadini, in luogo di pianificate operazioni di sviluppo culturale e economico, la secca alternativa: andarsene o restare. Da qui si comprende forse meglio il perché il numero degli italiani in fuga verso l’estero sia sempre in costante aumento, a fronte del numero di persone in entrata nel nostro Paese: solo nel 2013 si è registrato un+16% di partenze rispetto ai dati degli arrivi, di ogni anno circa la metà, precisamente 43.000 persone nel 2010.

Nel mondo sono 4.482.115 i cittadini italiani residenti all’estero: l’aumento in valore assoluto rispetto allo scorso anno è di quasi 141 mila iscrizioni, il 3,1%: la maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (2.2379.977) e per nascita (1.747.409). Scopriamo dai dati, appunto, che nel corso del 2013 si sono trasferiti all’estero 94.126 concittadini, in luogo dei precedenti 78.941 del 2012, con un saldo positivo di oltre 15 mila partenze. Per la maggior parte uomini (circa il 56%), non sposati nel 60% dei casi e coniugati nel 34,3%.

Tra le coordinate dei flussi migratori disegnati dal rapporto della Cei, si inserisce un importante aspetto, per così dire, ‘generazionale’. Sì perché la classe di età che più favorevolmente si mostra propensa a prendere i bagagli e andarsene è la fascia di cittadini tra i 18 e i 34 anni (circa il 36,3%). Seguita da quella che va dai 35 ai 49 anni, che ‘pesa’ circa il 27%. Ciò a dimostrare in maniera incontrovertibile l’insofferenza verso una situazione di recessione economica e di disoccupazione cui non segue, per ora, un’adeguata risposta in termini di politica economica.

La Fondazione Migrantes, fornendoci i dati degli iscritti all’ AIRE, l’ Anagrafe degli Italiani Residenti all’ Estero, registra un movimento di immigrazione dal Friuli Venezia Giulia di più di 160 mila persone di cui solo 81.600 donne: la regione dell’ estremo est della penisola è l’unica regione d’ Italia da cui sono partite più donne che uomini. Con Trieste e Pordenone che registrano un numero di espatri rispettivamente del 51 e 50%.

La destinazione dei flussi è ovviamente molto variegata e scomponendo alcuni dati risulta facile farsi una ‘mappa’: Il Regno Unito resta la meta prescelta dagli italiani, quella verso cui si è diretto il maggior numero dei nostri connazionali, con circa12.933 nuovi iscritti all’inizio del 2014, per una crescita del 71,5% rispetto al 2013. Seguono la Germania (11.731, +11,5% di crescita, la Svizzera (+16%) e la Francia (con circa 8.403 iscritti e un +19%).

Se fino a qualche tempo fa si poteva parlare di “problema immigrazione” come in riferimento ad un fenomeno in senso letterale, ‘liminale’, che ci coinvolgesse cioè, solo per il numero di arrivi alle frontiere; ora non possiamo negare un dato incontrovertibile: se proiettiamo il collo fuori del nostro Paese le prospettive cambiano e, con sorpresa, neanche tanto inattesa, scopriamo una cosa: i migranti, questa volta, siamo noi.

   Edoardo Cellini

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Un commento

  1. eh già…. noi non abbiamo il fegato di fare un cambiamento.
    Il più delle nazioni del mondo di fronte allo scempio perpetrato scientemente dai propri governanti avrebbe quantomento ingaggiato un’insurrezione.
    Noi no…..
    Noi siamo Italioti.
    Dal crollo dell’Impero Romano d’occidente, anno 476 DC. la nostra unica parentesi di dignità è stata la resistenza.
    Noi andiamo alle primarie, votiamo sempre l’imbonitore di turno, ma al dunque quando c’è da fare la propria parte, nemmeno uno sciopero nazionale generale sappiamo fare, perchè siamo diventati anche una nazione di individualisti e crumiri.
    Noi non facciamo rivoluzioni.
    Noi chianiamo la testa, sperando che il fulmine colpisca qualcun’altro.
    Poi se proprio le cose si mettono male…. bhe scappiamo all’estero alla chetichella.
    Uno ad uno, in ordine sparso.
    Come i topi!
    Disse bene Stalin, quando parlando degli italiani nel 1926 esclamò “gli Italiani Hanno sempre il governo che si meritano”

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