Italiani credenti? No, solo assuefazione folkloristica da “oppio dei popoli”Tribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Italiani credenti? No, solo assuefazione folkloristica da “oppio dei popoli”

Italiani credenti? No, solo assuefazione folkloristica da “oppio dei popoli”

Dati di una ricerca mostrano che gli Italiani sono cattolici solo per folklore, tradizione e perché no, per istituzione. I fedeli italiani ignorano le Scritture e, contro ogni catto-bigottismo, favoriscono unioni omosessuali e pluralismo religioso. 

Fonte: Oltremedianews

Specificando primariamente cosa si intende, in questa sede, per “assuefazione”, si rimanda al breve e conciso significato etimologico: assuétus + fàcere, ovvero “un fare consueto”, un’abitudine. Ebbene, questo è quanto emerge da unsondaggio Gfk Eurisko commissionato dalla Chiesa valdese e diffuso da UAAR: la confessione cattolica in Italia è divenuta (o è sempre stata) un fare consueto, tradizionale. Si afferma di esser cattolici non perché si pratica una ben determinatavita spirituale e religiosa ma semplicemente perché i rispettivi genitori, la società, i “valori” dell’italianità, prescrivono che si seguano le ben note tappe del buon cristiano (battesimo, comunione, cresima, matrimonio, ecc…), che si faccia “catechesi” durante l’ora di religione e che non si bestemmi durante una partita di pallone. Ovviamente si tratta di una banalizzazione, ma i dati che emergono dalla ricerca mostrano quanto di folklore vi sia nella religiosità cattolica italiana.

Secondo l’indagine dal titolo “la conoscenza, la pratica e le convinzioni religiose degli italiani”, il 92% del campione si definisce cattolico, l’88% afferma di aver ricevuto un’istruzione cattolica e di questi, un fedele su due specifica di non essere praticante e quasi il 60% dichiara di frequentare la messa occasionalmente o mai.

Se i dati ad emergere fossero soltanto questi, il lettore sarebbe già a conoscenza di tale realtà, l’evidenza empirica lo confermerebbe. Ma il dato su cui la ricerca spende più parole è l’ignoranza del “fedele” cattolico in merito al contenuto delle Sacre Scritture. Il 70,7% non sa leggere la Bibbia “da solo”, o meglio, si è sempre accontentato di ricevere unindottrinamento rivelato dal sacerdote, dall’insegnante, dal genitore a sua volta indottrinato, senza essersi mai confrontato con il testo in questione. Solo l’1,6% cita correttamente i dieci comandamenti, solo il 17% sa quali sono le tre virtù teologali e alla domanda “chi ha iniziato la Riforma?”, il 59% non sa rispondere ma la percentuale scende fra i giovani e sale fra gli anziani.

Sembrerebbe proprio che l’italiano si dichiari credente quasi passivamente, cattolico per nascita ma non per fede. Ma c’è di più: quasi fosse una contraddizione e oltre ogni passività, gli italiani che si dichiarano credenti rispondono in modo del tutto inaspettato in tema di istruzione religiosa, pluralità dottrinale, unioni omosessuali, testamento biologico e inseminazioni.

L’istruzione religiosa italiana è l’IRC (Istruzione religiosa cattolica). L’ora di religione in Italia è essenzialmente formazione, o meglio, indottrinamento cattolico e la conoscenza delle religioni altre avviene da un punto di vista cattolico o comunque a discrezione dei docenti. Questi ultimi sono sapientemente scelti dalla curia. L’indagine riporta che il 56% degli intervistati è favorevole all’insegnamento di altre dottrine religiose e il 66,8% ritiene che l’insegnamento religioso potrebbe esser affidato a docenti non cattolici. Una percentuale bassa, seppur di maggioranza, difende quindi la pluralità religiosa nelle scuole.

Riguardo apertura delle moschee, unioni omosessuali, testamento biologico e inseminazione eterologa, circa il 70% risulta favorevole.

Italiani folkloristicamente cattolici ma laicamente vicini ai temi scottanti del XXI secolo?! Come sempre impera l’incoerenza all’italiana.

 Veronica Pavoni

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