Italiani credenti? No, solo assuefazione folkloristica da “oppio dei popoli”Tribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Italiani credenti? No, solo assuefazione folkloristica da “oppio dei popoli”

Dati di una ricerca mostrano che gli Italiani sono cattolici solo per folklore, tradizione e perché no, per istituzione. I fedeli italiani ignorano le Scritture e, contro ogni catto-bigottismo, favoriscono unioni omosessuali e pluralismo religioso. 

Fonte: Oltremedianews

Specificando primariamente cosa si intende, in questa sede, per “assuefazione”, si rimanda al breve e conciso significato etimologico: assuétus + fàcere, ovvero “un fare consueto”, un’abitudine. Ebbene, questo è quanto emerge da unsondaggio Gfk Eurisko commissionato dalla Chiesa valdese e diffuso da UAAR: la confessione cattolica in Italia è divenuta (o è sempre stata) un fare consueto, tradizionale. Si afferma di esser cattolici non perché si pratica una ben determinata vita spirituale e religiosa ma semplicemente perché i rispettivi genitori, la società, i “valori” dell’italianità, prescrivono che si seguano le ben note tappe del buon cristiano (battesimo, comunione, cresima, matrimonio, ecc…), che si faccia “catechesi” durante l’ora di religione e che non si bestemmi durante una partita di pallone. Ovviamente si tratta di una banalizzazione, ma i dati che emergono dalla ricerca mostrano quanto di folklore vi sia nella religiosità cattolica italiana.Secondo l’indagine dal titolo “la conoscenza, la pratica e le convinzioni religiose degli italiani”, il 92% del campione si definisce cattolico, l’88% afferma di aver ricevuto un’istruzione cattolica e di questi, un fedele su due specifica di non essere praticante e quasi il 60% dichiara di frequentare la messa occasionalmente o mai.

Se i dati ad emergere fossero soltanto questi, il lettore sarebbe già a conoscenza di tale realtà, l’evidenza empirica lo confermerebbe. Ma il dato su cui la ricerca spende più parole è l’ignoranza del “fedele” cattolico in merito al contenuto delle Sacre Scritture. Il 70,7% non sa leggere la Bibbia “da solo”, o meglio, si è sempre accontentato di ricevere unindottrinamento rivelato dal sacerdote, dall’insegnante, dal genitore a sua volta indottrinato, senza essersi mai confrontato con il testo in questione. Solo l’1,6% cita correttamente i dieci comandamenti, solo il 17% sa quali sono le tre virtù teologali e alla domanda “chi ha iniziato la Riforma?”, il 59% non sa rispondere ma la percentuale scende fra i giovani e sale fra gli anziani.

Sembrerebbe proprio che l’italiano si dichiari credente quasi passivamente, cattolico per nascita ma non per fede. Ma c’è di più: quasi fosse una contraddizione e oltre ogni passività, gli italiani che si dichiarano credenti rispondono in modo del tutto inaspettato in tema di istruzione religiosa, pluralità dottrinale, unioni omosessuali, testamento biologico e inseminazioni.

L’istruzione religiosa italiana è l’IRC (Istruzione religiosa cattolica). L’ora di religione in Italia è essenzialmente formazione, o meglio, indottrinamento cattolico e la conoscenza delle religioni altre avviene da un punto di vista cattolico o comunque a discrezione dei docenti. Questi ultimi sono sapientemente scelti dalla curia. L’indagine riporta che il 56% degli intervistati è favorevole all’insegnamento di altre dottrine religiose e il 66,8% ritiene che l’insegnamento religioso potrebbe esser affidato a docenti non cattolici. Una percentuale bassa, seppur di maggioranza, difende quindi la pluralità religiosa nelle scuole.

Riguardo apertura delle moschee, unioni omosessuali, testamento biologico e inseminazione eterologa, circa il 70% risulta favorevole.

Italiani folkloristicamente cattolici ma laicamente vicini ai temi scottanti del XXI secolo?! Come sempre impera l’incoerenza all’italiana.

Veronica Pavoni

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