Jobs Act. Dal 2014 all'Ottocento senza nemmeno passare dal "Via"Tribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Jobs Act. Dal 2014 all’Ottocento senza nemmeno passare dal “Via”

Un Matteo Renzi raggiante ha commentato la votazione ottenuta in Senato per il suo Jobs Act: “Abbiamo tolto l’articolo 18, è successa una cosa enorme, cambia l’Italia. Ed è un risultato ottimo in Senato, con 166 a 112 aumenta ancora il divario tra maggioranza e opposizione, siamo a più 54″. Esultano Renzi e soci, un pò meno precari, giovani, disoccupati e lavoratori, ripiombati all’800 senza nemmeno accorgersene. 

diventa legge. L’Italia cambia davvero. Questa è . E noi andiamo avanti“, questo il tweet con il quale il premier Renzi ha commentato raggiante la votazione della riforma del lavoro altrimenti denominata Jobs Act. Una riforma che fa sorridere Renzi e una certa parte del Pd e del Pdl, un pò meno un altro pezzo di Italia che, al contrario, verrà deprivata anche del residuo di diritti faticosamente conquistati nel corso del XX secolo. Renzi era euforico ieri sera, dopo 40 anni ha annunciato la fine dei conflitti aziendali e di aver modificato lo statuto dei lavoratori dichiarando che il mondo è cambiato e le regole del lavoro in Italia non erano più sufficienti. Peccato che nessuno riesca a indicare in che modo togliere quel residuo di diritti che rimanevano ai lavoratori aumenterà l’occupazione, in che modo togliendo tutele e sicurezze l’economia riprenderà. Quello che sembra è che dicendo “il mondo è cambiato” una certa parte di Italia voglia semplicemente perpetuare i propri interessi facendo ritornare la società indietro nel tempo in una sorta di Ottocento 2.0. Pensate che esageriamo? Eppure è esattamente quello che sta succedendo con i sindacati che ormai vengono considerati inutili orpelli e lo stesso diritto di sciopero che è stato messo in discussione. Chiaramente è soddisfatto il centrodestra che vede portato a termine il grande obiettivo del superamento dell’articolo 18 grazie proprio a quel cosiddetto “centrosinistra” di Renzi. Tutti parlano di regole del lavoro ma nessuno analizza la realtà, ovvero che il lavoro se ne è andato da questo Paese e togliendo diritti ai lavoratori di certo non lo si farà tornare. Ma forse l’Italia che immaginano Renzi, Confindustria e l’allegra cricca del Jobs Act è un’Italia dove si lavorerà precari e per un pugno di euro, flessibili, magari a giornata, e senza alcuna rappresentanza politica dal momento che, a oggi, non esiste alcun partito a farsi portavoce delle rivendicazioni di precari, disoccupati e quant’altro. Un ritorno all’Ottocento con i diritti che vengono ritenuti degli inutili orpelli cui è possibile rinunciare quando bisogna rilanciare l’economia, mentre i soliti privilegiati di rinunce non ne faranno manco una. Renzi inoltre gasato dal successo è arrivato persino di aver dato risposta alle crisi industriali italiane affrontando il problema di Terni e Livorno fino a nominare anche Alitalia, Electrolux, Ansaldo Energia, Eni, Irisbus e tante altre fino ad arrivare all’Ilva di Taranto, arrogandosi non si sa quale merito dal momento che la situazione industriale italiana permane drammatica e non è certo concertando soluzioni al ribasso con i lavoratori che le cose potranno migliorare. Questo folle concetto per cui garantire dei diritti ai lavoratori significa “ingessare i mercati” è la più grande mistificazione propagandistico-ideologica della storia, eppure ci abboccano in tanti dal momento che l’articolo 18 è stato tolto con un colpo di spugna. Tra qualche anno, temiamo, i lavoratori dovranno baciare la mano dell’imprenditore che li assume ringraziandolo, proprio come nell’Ottocento, sapendo che basterà rompere un piatto o presentarsi stanco a lavoro per rischiare di perdere tutto. This is Future, come direbbe Matteo.

Gb

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