Jobs Act. E' qui la festa "ai" lavoratoriTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Jobs Act. E’ qui la festa “ai” lavoratori

Il giorno dopo il varo dei decreti sul Jobs Act Matteo Renzi gongola assieme ai suoi fedelissimi e a tutto il centrodestra. I soliti Fassina, Civati e Vendola hanno espresso la loro contrarietà ma la sensazione è che Renzi e soci andranno avanti come muli, convinti di essere gli unici in grado di decidere quello che va bene per il Paese, o meglio, a una parte di esso.

Non è tanto il Jobs Act a fare paura, lo si è ampiamente criticato in tutti i modi e sarebbe inutile in questa sede ripercorrere le tappe che hanno portato a tutto questo, all’abolizione dell’articolo 18, ai licenziamenti collettivi, al demansionamento lavorativo e tutto il resto. Ci sembra invece maggiormente utile affrontare il nodo fondamentale, ovvero come sia possibile che Renzi e i suoi siano talmente autoreferenti da credere realmente di star facendo qualcosa di “sinistra”. Lo ha detto ad esempio Debora Serracchiani, una che difenderebbe Renzi anche a mani nude se necessario, arrivando anche a negare la realtà esattamente come facevano le amazzoni di un altro personaggio che ha fatto la storia degli ultimi vent’anni, quello stesso Silvio Berlusconi con cui Renzi ha pensato bene di sedersi a un tavolo per scrivere assieme le regole. Ad esempio persino Laura Boldrini, presidente della Camera, ha tirato le orecchie al premier: “Ci sono stati anche anche dei pareri non favorevoli da parte delle commissioni di Camera e Senato e forse sarebbe stato opportuno tenerli nel dovuto conto”, e poi ancora “Dunque  l’idea di avere un uomo solo al potere contro tutti e in barba a tutto a me non piace, perché non rispetta l’idea di democrazia”. Intervistata dai microfoni di Rai News l’austera e grifagna Serracchiani ha pensato bene di definire di “sinistra” la riforma fatta, al punto che verrebbe da chiedersi se ci prendano veramente in giro o ci credano davvero a quello che dicono. ”Spiace che la Presidente della Camera che ricopre un ruolo terzo, di garanzia, si pronunci in questo modo sulle riforme portate avanti dal governo, sapendo bene che il parere delle Commissioni non é vincolante. Quanto all’uomo solo al comando, ricordo sommessamente che il Pd é una squadra di donne e di uomini, che portano avanti un lavoro di gruppo, uno sforzo comune, un’idea di futuro insieme“, ha risposto la Serracchiani. Ma analizziamo la sua risposta: che cosa vuol dire siamo una squadra che porta avanti un’idea di futuro assieme, a che futuro fa riferimento? E soprattutto chi ci garantisce che la loro idea di futuro sia anche l’idea in grado di migliorare la nostra società?

Più che una riforma quella del Jobs Act ci sembra una “controriforma”, e il fatto che Renzi, le sue amazzoni e i suoi pasdaran si presentino a muso duro spiegandoci quanto invece sia una misura bella e buona la dice lunga su quanto il pd e il cosiddetto centrosinistra abbia ormai ultimato una vera e propria mutazione genetica a tutto tondo. E forse ha ragione chi, come Niki Vendola, cita Sacconi come l’unico vero vincitore di questa partita, non si vede chi altro oltre a Confindustria e al centrodestra possa in qualche modo anche solo sorridere per questa riforma del lavoro. Non casualmente l’unico felice sembra essere Angelino Alfano con il suo Ncd, gli unici felici sembrano essere quelli che un lavoro ce l’hanno già, e pure remunerativo, non certo quelle migliaia di precari che vengono ancora una volta letteralmente presi in giro.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top