Ken Loach. Il coraggio di dire no | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Ken Loach. Il coraggio di dire no

Gramellini è un maestro, l’ho sempre pensato. Le sue strategie di neutralizzazione sono sottili, e per questo molto spesso centrano il bersaglio. Devo ammetterlo: sulla questione so da che parte stare. Causa legale, tribunali, avvocati.

Sono accusato di aver diffamato la cooperativa Rear e il suo presidente, Mauro Laus. Per questo forse la notizia dell’assenza di Ken Loach al Torino Film Festival mi ha fatto molto piacere. Anche se non credo sia solo questo. Mi ha fatto piacere perché quei lavoratori li conosco, conosco le facce, conosco le storie. Ne ammiro il coraggio. La loro lotta è una lotta sacrosanta, ma è una lotta solitaria. Eppure è una lotta che si può vincere.
Si parla di paghe irrisorie, di licenziamenti ingiustificati(lo dice un processo), si parla di una cooperativa gestita da un consigliere regionale del Pd. Si parla di coloro che quotidianamente rendono possibile mostrare al mondo le bellezze di Torino. Ken Loach ha detto no: non ritiene opportuno partecipare ad una festa quando la dignità del lavoro viene calpestata. Paolo Griseri, su Repubblica, ha trovato le parole perfette per fotografare la questione: “Non c’e motivo di dubitare che i contratti della Rear siano regolari e rispettino le norme vigenti. Ma è altrettanto certo che il nodo sollevato da Loach non è se quelle pratiche siano legali, ma se siano giuste”.

Aria fresca. Poi entra in scena il predicatore del primo mattino. Dimentica l’oscuramento del suo giornale rispetto alle ragioni della lotta. Evita di parlare della questione specifica, figurarsi se i riflettori vanno puntati sul lavoro. Se la prende con Loach. Gli consiglia di venire, prendere il premio, e devolvere i soldi ai lavoratori. Senza capire che quei lavoratori non vogliono beneficenza o carità, vogliono uno stipendio dignitoso. Tralasciando il fatto che forse, a Loach, non interessa nemmeno ricevere un premio da questa giuria. Perché forse non la ritiene legittimata a concederli. E che probabilmente Loach sa benissimo che fa più rumore l’assenza che la presenza “critica”. Poi Gramellini attacca la sinistra radicale per i metodi, a suo dire, sempre uguali: c’è sicuramente del vero in questa affermazione. Purtroppo, però, anche i giornalisti sono sempre gli stessi. Quelli che cercano di orientare, mai di capire. Sono partigiani, altroché super partes. Rispondono a ragioni diverse dalla ricerca della verità. Consigliano, non indagano. Sono parte del problema, più che della soluzione. Ken Loach, invece, sta dall’altra parte.

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