Kenya. L'ennesima strage dell'indifferenzaTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Kenya. L’ennesima strage dell’indifferenza

Kenya. L’ennesima strage dell’indifferenza

Una strage orribile quella perpetrata dagli al Shaabab nel campus universitario di Garissa. Una strage nella quale i miliziani jihadisti hanno ucciso un numero imprecisato di studenti cristiani, forse più di 150.  Il governo del Kenya ha promesso contromosse contro gli al Shaabab nella vicina Somalia, ma la strage colpisce poco l’Occidente che era più turbato da quanto successo allo Charlie Hebdo. 

Che l’Occidente sia ben poco interessato a quanto succede in Africa è una di quelle verità difficilmente smentibili. Quando a Parigi un commando uccideva i giornalisti dello Charlie Hebdo infatti tutto il mondo rimaneva attaccato agli schermi ad assistere alla caccia all’uomo. Il giorno successivo scrivevano tutti “Je Suis Charlie” per lanciare solidarietà ai giornalisti uccisi e alla Francia colpita barbaramente dal terrorismo. Quando invece il terrore colpisce in Africa o in Asia sembra quasi che ci interessi un pò di men0. Quanto successo in Kenya invece dovrebbe far riflettere, e molto. Stiamo parlando del terribile massacro perpetrato nel campus universitario di Garissa a circa 150 chilometri dal confine con la vicina Somalia, un “Non-Stato” dove i miliziani di al Shaabab hanno costituito il loro covo operativo per lanciare operazioni di terrorismo in tutta la regione. Non era la prima volta infatti che il Kenya veniva barbaramente colpito, già in passato un commando di jihadisti di al Shabaab era entrato in un supermarket a Nairobi uccidendo decine di persone, ma nessuno probabilmente si sarebbe mai aspettato una strage di queste dimensioni. I miliziani infatti si sono intrufolati nel campus dove hanno ucciso qualcosa come più di 150 studenti cristiani separandoli da quelli musulmani, che invece sono stati liberati. Un massacro orribile che ha lasciato basiti in molti ma che non ha scatenato quella ondata di indignazione e rabbia che invece si era scatenata dopo i fatti di Parigi. Uhruru Kenyatta, presidente del Kenya, ha lanciato un messaggio alla nazione nel quale ha sostanzialmente premesso una durissima reazione contro gli al Shabaab dopo quanto successo a Garissa. Kenyatta ha anche promesso che gli al Shabaab “non riusciranno a creare un califfato i Kenya“. Del resto proprio gli al Shabaab dopo aver realizzato il massacro erano tornati a minacciare nuove carneficine in Kenya, nel tentativo di punire Nairobi per il suo intervento armato in Somalia. Insomma gli al Shaabab rilanciano promettendo durissime vendette direttamente contro la popolazione civile: “Con il permesso di Allah non ci fermeremo davanti a niente per vendicare la morte dei nostri fratelli musulmani, fino a quando il vostro governo non fermerò l’oppressione e fino a quando tutte le terre musulmane non saranno state liberate dall’occupazione kenyiota. E, fino ad allora, le città kenyote diventeranno rosse di sangue, ci sarà una guerra lunga e spaventosa della quale, voi kenyoti, sarete le prime vittime“. Gli al Shaabab accusano il governo di Nairobi di aver perpetrato violenze contro la popolazione musulmana dell’Africa orientale, e affermano che l’attacco di Garissa sia stato organizzato “per vendicare la morte di migliaia di musulmani uccisi per mano delle truppe kenyiote“. Insomma il Kenya è stato minacciato direttamente di ripercussioni che colpiranno ovviamente i civili, eppure il mondo appare piuttosto indifferente, nessuno organizzerà marce per ricordare gli studenti ammazzati, e soprattutto nessuno aiuterà sul campo Nairobi a difendersi dal terrorismo, forse perchè in quella zona dell’Africa gli interessi europei e occidentali non valgono la spesa di aiutare un paese a uscire dalle grinfie del terrore.

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